mercoledì 31 dicembre 2014

Nonostante tutto, Te Deum...




Il tempo è di Dio, e quando un anno si conclude non possiamo che ringraziare il Creatore di questo suo dono.

La preghiera liturgica di ringraziamento di fine d’anno è il Te Deum. Una solenne e lunga preghiera -di cui autore pare essere S. Ambrogio (IV secolo) - che una volta era cantata in gregoriano e in latino da tutto il popolo cristiano. 

Te Deum laudamus, Te Dominum confitemur... In Te Domine speravi, non confundar in aeternum (Dio ti lodiamo, confessiamo che tu sei il Signore... In te Signore ho sperato, non sarò confuso in eterno).

Oggi il latino è quasi sparito dalla circolazione, e per quanto riguarda il popolo cristiano a mala pena conosce il Padre Nostro.

L’importante è non dimenticarsi di dire grazie a Colui che ci ha fatto arrivare a questa meta...

Come tutti i più importanti canti liturgici, anche il Te Deum ha avuto un’infinita schiera di musicisti che lo hanno interpretato secondo il loro genio, dal Medioevo all’epoca contemporanea.

Il più celebre è certamente quello barocco di Marc-Antoine Charpentier. La “sinfonia” iniziale è diventata addirittura l’inno dell’Eurovision.

Ma non meno bello e solenne è quello di Anton Bruckner (1885), in Do maggiore, per soli, coro e orchestra. Un capolavoro di luminosa e grandiosa bellezza, che esprime la fede incrollabile di questo grande compositore austriaco (1824-1896), nonché il suo genio, apprezzato da Wagner.

Autore di numerose e celebri composizioni, tra cui 9 sinfonie e partiture polifoniche, egli riteneva il Te Deum il suo capolavoro. Del resto anche Mahler, che lo diresse ad Amburgo nel 1892, scrisse nel frontespizio dello spartito (in luogo della dizione “per soli, coro e orchestra”): “per voci angeliche, uomini alla ricerca di Dio, cuori tormentati e anime purificate dal fuoco".

Di questo Te Deum presento un solo versetto, sufficiente però a farcene capire lo spirito complessivo: “Aeterna fac sum sanctis tuis in gloria numerari” (Fa’ che siamo annoverati con i tuoi Santi nella gloria eterna).

Il ritmo incalzante, l’orchestra piena che spesso raddoppia il coro, che a sua volta canta spesso all’unisono... tutto esprime la maestà infinita di Dio e, nello svettante finale, la Sua gloria.

Buon Fine Anno!


domenica 28 dicembre 2014

Il 2014 se ne va (in versi)














L’annata volge al termine
ma fu un’annata buona?
o è stato un anno orribile?
Vediamo come suona...

Un’alluvione a Genova
e in molti luoghi cari;
vigne e oliveti vittime
di parassiti vari.

Passando alla politica
dopo l’agricoltura,
i parassiti aumentano;
per questi non c’è cura.

A Roma c’è chi specula
su profughi e dolori;  
nelle Region rimborsano
perfino i vibratori.

Il presidente in carica
Giorgio Napolitano
si è rotto ormai le scatole
e vuol passar la mano.

Invece Renzi è un rapido,
comanda da indiscusso,
travolge chi l’ostacola,
Fassina e la Camusso.

Guardando un poco all’estero
vengono agli occhi i veli.
c’è l’Isis che rinfocola
la guerra agli infedeli.

La Russia con l’Ucraina
è in stallo, in un' impasse.
E chi la sconta all’ultimo
son gli Italiani, al gasse.

I due marò son vittime
del tribunale indiano,
che prende per le natiche
il popolo italiano.

Non tutto è stato nuvolo,
c’è stato anche good weather;
dopo oltre mezzo secolo
Cuba e gli Usa together.

Papa Francesco al solito
ci lascia impressionati,
le sue più dure prediche
sono per i prelati.

Abbiam visto, o internauti,
cose che tra gli umani
sembravano impossibili,
tanto son fatti strani.

Abbiam visto, ammirevole,
Benigni originale  
che parla del Decalogo
meglio di un cardinale.

Abbiam udito l’ugula
di Suor Cristin (ciclone!),   
che a ritmo rock interpreta
un song della Ciccone.

Abbiam sentito un giudice
assolver Berlusconi;
la Boccassini e company
ora useranno i droni.

E abbiamo visto nascere
un’altra volta ancora
il Bimbo che ci illumina
e il mondo ci colora...

Quest’anno sta per chiudersi,
un altro viene su.
E nel 2015
avremo un anno in più.

Il tempo è inarrestabile,
non è di fren dotato.
Di cuore a tutti auguro:
Buon Anno! Amicusplato.





domenica 21 dicembre 2014

Regali di Natale 2014















A Renzi. Una scatola piena di tanti Fassina.

A Berlusconi. Una calza, anzi due, di nailon. 

Ad Alfano. Una calza, anzi, una mezza calzetta.

Alla Boschi (mia concittadina). La Befana è stata già abbastanza generosa con lei in passato, mi pare...

A Grillo. Una confezione giga di bostik, per incollare i pezzi delle cinque stelle cadenti.

A Napolitano. Una calza elastica, e qualche cerotto Dr. Gibaud.

A Grasso, che già comincia a “ingrassare” ulteriormente in vista delle dimissioni di Napolitano. Una confezione di latte magro. In polvere.

Alla Boldrini. Niente. La Befana se n’è proprio dimenticata.

Ai signori parlamentari, magistrati, manager e assimilati. Una calza piena di esodati, licenziati, disoccupati e pensionati al minimo, e qualche extracomunitario. 

A tutti. Un augurio di Buon Natale!




sabato 20 dicembre 2014

Todos Americanos!

















Il riavvicinamento politico tra Usa e Cuba, dopo oltre 50 anni di odio ideologico e di embargo totale, è una delle notizie più belle in questo periodo così avaro di buone nuove.

Barack Obama e Raùl Castro, tre giorni fa, il 17 dicembre 2014, hanno annunciato la ripresa delle relazioni tra i loro due stati, tanto vicini geograficamente quanto lontani ideologicamente.

Ambedue hanno poi voluto ringraziare il Vaticano, e Papa Bergoglio in particolare, per la preziosa opera di mediazione svolta.

“Todos somos Americanos”, ha detto Obama in spagnolo nel suo storico discorso. Anche questo è un fatto abbastanza inconsueto; Obama che azzecca una mossa di politica estera (e che mossa!) è un avvenimento davvero sorprendente.

Ma mi immagino anche la sorpresa del mondo laico-comunista nel sentire tessere gli elogi del Papa e del Vaticano da Raùl Castro (ovviamente d’intesa con il fratello Fidel). Un colpo da k.o e un altro mito che va in fumo, come un sigaro cubano.

Eh sì. La Chiesa ha ancora la forza propulsiva di muovere i popoli, anche quelli che sembrano i più distanti, in nome dei grandi valori umani che Cristo ha radicato ormai nella storia.

Rimane per i nostalgici di Stalin come ultimo esemplare Kim Jong-un, quello della Corea del Nord, quello che punisce con il carcere chi osa mettere il suo nome ai neonati, quello che minaccia di azioni terroristiche del tipo 11 Settembre se viene proiettato nelle sale il film "The Interview" della Sony Pictures che lo sbeffeggia.

Eh sì. Aveva ragione Marx. La storia si ripete sempre due volte: la prima come tragedia, la seconda come farsa (Il 18 Brumaio, incipit).

Non immaginava però di parlare dei regimi marxisti.





mercoledì 17 dicembre 2014

La strage degli innocenti



















Il nome di Erode è sinonimo di infamia. La strage dei bambini di Betlemme, da lui voluta per eliminare Gesù, “pericoloso” concorrente al trono della Giudea, rimane come macchia indelebile di crudeltà disumana.

A Peshawar (Pakistan) ieri è stata perpetrata un’altra orrenda strage di innocenti. Non più la sete del potere, come in Erode, ma soprattutto l’odio contro il sapere ha mosso i terroristi talebani. Per questi barbari criminali la scuola è un nemico da combattere, e per l'orrendo massacro hanno scelto proprio un grande plesso scolastico.

Sono state uccise circa 150 persone, la maggior parte delle quali giovani e giovanissimi studenti. Una maestra è stata cosparsa di benzina e bruciata viva davanti ai suoi alunni. Oltre un centinaio i feriti, moltissimi dei quali in condizioni gravi.

Per Erode il nemico era il nato Re dei Giudei. Per i talebani sono i giovani che studiano e vogliono emanciparsi.

Sia l’uno che gli altri hanno un nemico in comune: un mondo nuovo, in cui la dignità e la regalità dell’uomo e della donna consistano proprio nel desiderio della conoscenza e della verità.

“La verità vi farà liberi” ha detto Gesù.

Ma a quanto pare, ci sono ancora nel mondo coloro che vogliono soffocare la verità, anche spargendo terrore e sangue innocente.

Senza riuscire nell’infame intento.

Alla diciassettenne studentessa pakistana Malala, vittima dei talebani per gli stessi motivi, è stato attribuito pochi giorni fa il Premio Nobel per la Pace.

E Gesù era già lontano dai soldati di Erode...



Nella foto in alto: Pulpito della Chiesa di S. Andrea a Pistoia (1301). Capolavoro di Giovanni Pisano. Formella della "Strage degli Innocenti" (cliccare sull'immagine per vedere i particolari della tragica scena scolpita dal grande artista).



martedì 16 dicembre 2014

Nove giorni prima




Siamo ormai in prossimità del Natale, nei nove giorni che lo precedono.

Più il mondo cerca di cancellare la memoria della presenza di Gesù Cristo dalla storia, più la sua luce risplende luminosa.

Non possiamo fare a meno di Cristo, né del suo "lieto annunzio" di salvezza.
Senza Cristo, la barbarie avanza e ci sommerge.

Per questo c'è bisogno che lo Spirito Santo ci aiuti a capire realmente il messaggio del Natale, messaggio di speranza e di vita nuova.

Anche per coloro che non amano il presepe...

Avviciniamoci alla capanna di Betlemme con un bel canto di Taizé: "Tui amoris ignem".

Le parole sono della liturgia della Pentecoste, la musica porta l'impronta inconfondibile di Jacques Berthier.



Veni Sancte Spiritus, tui amoris ignem accende.
Veni Sancte Spiritus, veni Sancte Spiritus.


Vieni Santo Spirito, accendi il fuoco del tuo amore!
Vieni Santo Spirito, vieni Santo Spirito!




lunedì 8 dicembre 2014

Omaggio a Maria Immacolata





Non si può lasciar passare la Festa dell'Immacolata senza dedicare alla Madre di Dio, piena di grazia, ricolma di Spirito Santo, un canto di lode e di esultanza.

I poeti e gli scrittori di ogni epoca hanno cantato Maria, la più bella delle creature, con parole sublimi.

Ma le parole più belle sono quelle di Maria stessa, nel suo cantico di lode al Creatore: il Magnificat, come è riportato dal Vangelo di Luca (Lc 1, 46-55).

Ascoltiamole con il rivestimento musicale di Marco Frisina, cantate da Cristina Scuccia (prima di divenire Suor Cristina) e Franco Simone, che è stato il suo maestro di canto.

Un omaggio a Maria SS. Immacolata, con le sue stesse parole e con la bella voce di una ragazza che più da vicino ha voluto imitare Maria, con i voti religiosi.

Un omaggio a Maria e una bella testimonianza di fede cristiana.









domenica 7 dicembre 2014

La "stecca" del violinista Garcia









La Roma ha pareggiato ieri in casa con il Sassuolo con due vistosi aiuti arbitrali e per di più fuori tempo massimo.

La nemesi storica è sempre in agguato, specie nel football. Quando il 5 ottobre scorso la Juventus vinse 3 a 2 con la Roma con qualche discutibile decisione arbitrale e con una rete nei minuti extra-time, l’ineffabile allenatore romanista Rudi Garcia si mise a mimare il gesto del violinista. Per il Rudi-Garcia-pensiero perciò sarebbe sempre la “solita musica”: arbitri filo-juventini, tre punti rubati, Roma e Juve come minimo alla pari.

Ieri il mancato violinista Garcia si è dimenticato di imbracciare il suo virtuale Stradivari. L’uno-due del Sassuolo lo ha steso al tappeto. Rialzatosi dal k.o. oltre la conta con l’aiuto degli arbitri, suonato come un tamburo, ha capito (forse) che è meglio cambiare strumento.

Da ora in poi proverà con il “flauto di montagna”, quello che andò per suonare, e fu suonato.






sabato 6 dicembre 2014

Er cupolone e la cupola (pasquinata)







Anvedi Roma, te, che malaffare!
pprima era caput-mundi, me cojone.
Poi quanno er Papa prese a comannare
chiamò l’artisti e fece er cupolone.

Poi venne er re d’Italia e li su eredi;
fu cambiato er governo e ogni altra cosa.
E per copiar er cupolone, anvedi,  
ora han fatto la cupola mafiosa!




Amicusplato









mercoledì 3 dicembre 2014

Vieni, o Sapienza! (ce n'è bisogno)





È iniziato l'Avvento, cioè la preparazione al Natale.

Ovviamente, non mi riferisco alla corsa (sempre più lenta, per la verità), allo shopping e agli altri "riti" consumistici.

Mi riferisco invece alle quattro settimane liturgiche che precedono la festa della Natività del Signore.

Per aiutare me stesso in questo cammino, mi piace ascoltare la magnifica preghiera altomedievale e melodia cinquecentesca "Veni, o Sapientia".

Benché l'armonizzazione, il canto e l'accompagnamento dell'organo presenti nel web non siano il massimo, tuttavia la bellezza del brano può essere almeno ugualmente intuita.  

Uno stupendo canto di Avvento, che dà il senso della trepida e gioiosa attesa di Gesù, Sapienza del Padre e Dio con noi.


Veni o Sapientia
quae hic disponis omnia.
Veni viam prudentiae
ut doceas et gloriae.

Gaude, gaude
O Israel
Mox veniet Emmanuel.

Veni, veni Adonai
Qui populo in Sinai
Legem dedisti vertice
In majestate gloriae.

Gaude, gaude...


Vieni, o Sapienza,
che qui disponi tutto.
Vieni, per insegnarci
la via della prudenza e della gloria.

Gioisci, gioisci,
o Israele,
ora verrà l'Emmanuele (il Dio-con-noi)! 

Vieni, vieni, Signore,
che hai dato in cima al Sinai 
nella maestà della gloria
la Legge al popolo.

Gioisci...


mercoledì 26 novembre 2014

Violenza contro le donne? Il parere di Beethoven




Un parere musicale, ovviamente; anzi, una dedica. La dedica più bella che sia stata mai fatta ad una donna, Elisa.

Nel giorno in cui abbiamo alzato la nostra voce indignata contro ogni forma di violenza nei confronti delle donne, mi piace concludere con le dolcissime note di questo “foglio d’album”, poco più di tre minuti di musica sublime.

Dopo averla ascoltata centinaia di volte, perfino nella pubblicità dei detersivi e dei pannolini, forse non vibriamo più di commozione. Ma se siamo nel cuore della notte, e la esegue in modo (quasi) perfetto una bambina di 10 anni, allora ritorniamo alle nostre prime audizioni, quando il cuore fremeva ad ogni nota.

Ricordo perfettamente la prima volta che l’ho udita. Ero nella biblioteca della scuola, dove c’era anche il  pianoforte; facevo le scuole medie, e cercavo un libro di Salgari (e chi, se no?). Uno studente più grande di me era seduto al pianoforte e iniziò a suonare questa musica meravigliosa. Mi avvicinai e vidi il titolo: “Per Elisa” e l’autore: Beethoven.

Rimasi incantato. Fino ad allora pensavo che il brano più bello di tutta la musica fosse la “Marcia Turca” di Mozart, che avevo udito eseguire da Fosco Corti qualche tempo prima.

Ma dopo aver ascoltato “Per Elisa” sono rimasto prigioniero di questo dilemma: è più bella la Marcia Turca o Per Elisa?

Ancor oggi non saprei cosa rispondere. Ma so cosa fare.

Quando mi sento più sereno e tranquillo, strimpello la Marcia Turca.

Quando invece si fanno sentire più forti le emozioni, allora ritorno mentalmente in quella biblioteca, a quel durissimo pianoforte verticale, ed eseguo con tutti i sentimenti “Für Elise” di Ludwig Van Beethoven.

E quella mi sembra la musica più bella del mondo.

Come stanotte. 


venerdì 21 novembre 2014

Per un novembre disastroso, una musica “impossibile”




Sembra essersi placata la furia degli elementi che in questo mese di novembre ha devastato varie parti d’Italia, specialmente il Centro-Nord.

Oggi abbiamo rivisto un bel sole splendente, dopo settimane di cielo plumbeo.

E dove non sono arrivate le alluvioni, sono arrivate altre piaghe bibliche, come la mosca olearia che ha rovinato la raccolta delle olive.  Parlare di “raccolta” a dir la verità è perfino improprio, dal momento che molti coltivatori non hanno provveduto neppure a raccogliere il prodotto, completamente marcito.

Una stagione da dimenticare. Temo che imperverseranno olii extravergini di olive “moscate”...

Per ora, oltre che continuare a ungere con l’ottimo olio vecchio dello scorso anno, e con qualche po’ di quello nuovo (senza mosca!) per la bruschetta, regalato da amici davvero speciali, mi consolo con una musica altrettanto speciale, quanto “impossibile”: la Toccata in Re minore per pianoforte, op. 11, di Sergej Prokofiev (1891-1953), del 1912.

Un brano scritto in età giovanile, ma che contiene le tipiche caratteristiche dell’arte del grande compositore russo (oggi dovrei dire ucraino, dal momento che nacque nella zona di Donetzk): virtuosismo, forza vitale, geniali soluzioni armoniche, senza mai giungere però allo sperimentalismo atonale.

A differenza di Rachmaninov, che preferì l’esilio negli Stati Uniti, Prokofiev restò legato all’Unione Sovietica e in certo senso ne fu il cantore, anche se tenuto d’occhio dal regime e talora censurato. Fu censurata anche la sua morte, avvenuta in contemporanea a quella di Stalin, il 5 marzo 1953. Per non togliere spazio alcuno alle celebrazioni funebri di “Baffone”, la notizia della morte del grande musicista fu data una settimana dopo...

La Toccata  in Re minore, op. 11, è uno dei brani pianistici più celebri per la difficoltà di esecuzione. Il virtuosismo raggiunge il parossismo; ma alla fine ci accorgiamo che non si tratta solo di esasperata tecnica, ma di quel vitalismo innovatore che già Stravinskij aveva introdotto, rompendo gli schemi del tardoromanticismo.

La difficoltà di questa Toccata è leggendaria. È stato detto che lo stesso Prokofiev, benché ottimo pianista, avesse qualche problema ad eseguirla, perché gli rimaneva troppo difficile...

In effetti, guardate un po'...

Il pianista è il cinese Xiao-Tang Tan (1979), che ha già al suo attivo grandi performances.



lunedì 17 novembre 2014

Auguri, Terry! (in ritardo...)



















È già passata ormai una settimana
da quando, Terry, hai fatto il compleanno!
Mi scuso della mia memoria vana
e voglio riparare, in versi, al danno.

Non ho potuto festeggiarti, ahimè,
assieme ad i tuoi cari e ai tuoi amici;
non ho brindato, né preso un caffè
per augurarti tanti anni felici.

Ora che la memoria è funzionante
torno al 10 novembre già passato;
prendo un bicchiere, stappo lo spumante
e ti dico: “Cin Cin!”  Tuo, Amicusplato.




giovedì 13 novembre 2014

Un mondo nuovo. Beethoven




Siamo soliti indicare come inizio del Romanticismo la pubblicazione a Berlino della rivista “Athenaeum” nel 1798 da parte dei fratelli Schlegel.

Ovviamente non si può indicare una data esatta per un movimento così vasto e complesso come quello romantico; ma i testi scolastici amano le semplificazioni; e il 1798, con la rivista Athenaeum, è ormai diventato una data canonica.

Non voglio criticare più di tanto questa semplificazione, anche perché dei punti di riferimento cronologici sono sempre necessari.

Mi permetto però di aggiungere che in quella medesima data, 1798, Ludwig Van Beethoven compose la Sonata per pianoforte n. 8, cioè la “Patetica”, che è senza dubbio il manifesto del Romanticismo musicale.

Quel potente accordo iniziale di Do minore è come un grande sipario che si apre su di un mondo nuovo, dove vengono ormai esplorati tutti i meandri dell’animo umano, da quelli più oscuri a quelli più luminosi.





Una composizione che lasciò stupiti e ammirati i contemporanei e segnò una svolta decisiva non solo nel cammino artistico del ventisettenne Ludovico Van, ma di tutta la musica successiva. Pochi anni dopo verrà la Sonata n. 14, “Al chiaro di luna”, e di poi la n. 23, “Appassionata”: ormai il cammino del Romanticismo era ampiamente aperto.

Nell’epoca attuale, dove domina una musica sempre più ricca di orpelli e sempre più povera di idee, l’ascolto della Patetica ci richiama ad un mondo in cui i sentimenti erano profondi, e l’arte sublime.

Mi limito a postare il 1 Movimento:“Grave-Allegro di molto e con brio”.

Daniel Barenboim esegue alla grande.




venerdì 7 novembre 2014

Un po' di sentimento non guasta




Ci sono alcune canzoni napoletane che sono veri e propri capolavori d’arte. Non per niente sono conosciute in tutto il mondo e sono state cantate dalle più celebri voci della lirica, da Caruso a Mario Del Monaco, da Tito Schipa a Beniamino Gigli, da Franco Corelli a Giuseppe Di Stefano, da Carlo Bergonzi a Luciano Pavarotti, per limitarci ad alcuni massimi tenori italiani.

Non starò qui a dissertare sul perché il territorio di Napoli sia stato così fertile di capolavori canori. Voglio solo far presente che già al tempo di Scarlatti e Pergolesi nella capitale borbonica erano in piena attività ben quattro conservatori musicali, senza parlare dei numerosi teatri, oltre al San Carlo, il più antico teatro d’opera del mondo.  

Una civiltà musicale che affonda le sue radici nei secoli passati e che ha trovato nell’anema e core del popolo partenopeo la sua caratteristica principale.

In effetti, non possiamo ascoltare ad esempio Marechiare, O sole mio, Torna a Surriento, Dicitencello vujeAnema e core, Reginella (“T’aggio voluto bene”), senza emozionarci. Così come, più vicino a noi, le geniali canzoni di Renato Carosone.

Voglio perciò ascoltare uno dei brani più affascinanti del repertorio napoletano: "Tu ca nun chiagne" (Tu che non piangi). È stato composto dall’autore di Torna a Surriento, Dicitencello vuje, Non ti scordar di me, e cioè Ernesto De Curtis (1875-1937), un vero maestro compositore. Era pronipote di Saverio Mercadante, e si era diplomato in pianoforte nel celebre Conservatorio napoletano di S. Pietro a Majella, quello stesso dove avevano insegnato Paisiello e Donizetti, e dove avevano studiato Bellini, Mercadante, Giordano, Leoncavallo, Cilea, Denza (“Funiculì funiculà”), Tosti (“Marechiare”) ed altri nomi eccellenti fino a Carosone, Salvatore Accardo e Riccardo Muti.

La canzone è stata composta nel 1915, nel periodo in cui l’Italia entrò in guerra, nella Grande Guerra. Le parole, del valente poeta Libero Bovio, parlano invece di un'altra “montagna” (il Vesuvio), di luna bianca, di amore. Un amore non corrisposto, che lascia indifferente l’amata, e fa piangere l’innamorato. 
Una guerra di amore, che non fa vittime, ma che strazia ugualmente il cuore.

Ho preferito postare l’esecuzione di Mario Merola, anziché quella di un grande tenore. E ho preferito ascoltarla in una specie di “sceneggiata napoletana” (in realtà è una scena del film “Giuramento”, del 1982), e in una versione in bianco e nero molto imperfetta (ce ne sono di migliori nel web), ma a mio parere molto efficace. 
E poi c’è sovrimpressa la lirica, in lingua italiana, inglese e napoletana. What else?

Dico la verità. Non posso ascoltare questa canzone senza commuovermi un po’. 
L’inizio è davvero “leopardiano”, con la luna, la montagna e la notte. E un amore infelice.

Buon ascolto  notturno...


sabato 1 novembre 2014

Festeggio i Santi (e le Sante)






















Io festeggio Tutti i Santi,
li festeggio tutti quanti,
i famosi e quelli ignoti,
a Dio noti.

Hanno vesti risplendenti,
con colori rilucenti,
luminosi anche nel viso,
Paradiso.

Son di tutte le nazioni,
bianchi, ner, gialli, marroni;
tutti popoli fratelli,
tutti belli.

Sono uomini, son donne,
in calzoni o con le gonne,
con il trucco, acqua-e-sapone,
silicone.

Quel che conta in questa schiera
non è il look o la bandiera;
quel che guarda lo Stilista
non è in vista.

Guarda l’abito interiore,
se ci vuol lo smacchiatore,
o se è bello e candeggiato
dal peccato.

Se l’interno è ben curato
hai il Suo abito griffato,
quel che indossano festanti
tutti i Santi.




Amicusplato



venerdì 31 ottobre 2014

La festa delle zucche vuote






Il mondo è vuoto d’ogni ideale,
nelle mie tasche non c’è un quattrino;
vuoto una zucca, metto un lumino,
fugge ogni male.

Il mondo è brutto, mi fa paura:
furti, omicidi, violenza e peste;
di mostri e streghe metto la veste,
questa è la cura.

Il mondo è sempre più interconnesso,
video, you tube, web, touch-screen;
poi vien la celtica festa Halloween,
e sei sconnesso.

Viva le zucche, viva la festa,
viva i vampiri, viva le streghe!
Ma per risolver tutte le beghe
ci vuol la testa.

Già noi viviamo in un mondo alieno,  
l'orrido e il brutto è in ogni giornata;
ci vuole pure questa nottata
per fare il pieno.



Amicusplato



giovedì 23 ottobre 2014

Anche i bancomat hanno un'anima




Stamani sono andato al bancomat per un prelievo e nel display è apparso, prima di ogni altra dicitura, l’augurio di buon compleanno.

Devo dire che sono rimasto piacevolmente sorpreso.

Un proverbio dice che “anche i banchieri hanno un’anima”. Ma, a quanto pare, ora han trovato il modo di infonderla anche nei loro sportelli automatici.

Ho ritirato il denaro con più soddisfazione del solito. Fa piacere ricevere un augurio e al tempo stesso un mazzetto di banconote, anche se queste ultime sono farina del mio sacco, per così dire.

Un augurio da uno sportello automatico e un autoregalo. Come dono di compleanno non sarà il massimo, ma è sempre meglio di niente.

In effetti, quando ho visto il mio nome e cognome comparire sul display con tanto di auguri, mi è venuto quasi da rispondere: “Grazie!”

Anche i bancomat hanno un’anima. Programmata da banchieri che forse la stanno perdendo...

Buona giornata a tutti, cari amici ed amiche! Accompagnata da una musica che a me piace tanto.
Spero piaccia anche a voi.

Quando ero studente, sul leggio del pianoforte del nostro Maestro di musica, il grande Fosco Corti, vedevo spesso i due rossi e grossi volumi delle 19 Sonate di Mozart, editi da Ricordi, e spesso il primo era aperto sulla Sonata n. 8, K. 310, in La minore.

Quella geniale “acciaccatura” iniziale del brano fece nascere anche in me un amore “che, come vedi, ancor non m’abbandona”.

http://semperamicus.blogspot.it/2010/06/quando-unacciaccatura-non-e-solo-un.html#comment-form

L’esecuzione che presento è del formidabile Svjatoslav Richter. 

Mi ricordo che Fosco Corti suonava questo 1 movimento in modo leggermente meno veloce e più marcato.  Si tratta in effetti di un  “Allegro Maestoso”.

Buon ascolto, con la K 310 !



mercoledì 22 ottobre 2014

La Roma dai sette colli (e dalle sette reti)


















La Roma prende 7 reti in casa dal Bayern Monaco. Ma non sarà stata colpa dell’arbitro?

Rudi Garcia ha dovuto suonare il violino sette volte.

E ha dovuto riconoscere, ai microfoni di Sky, che l’Olimpico non ha un’area di rigore di 17 metri, (come a suo parere lo Juventus Stadium) ma comprende tutto il campo. Infatti si è giocato ad una sola porta, la sua.

Hanno intervistato Totti, che ha detto: “È l’ora di dire le cose come stanno: la Roma dovrebbe fare una Champions League a parte”. Col Frosinone e lo Zagarolo.

Anche il direttore sportivo Walter Sabatini ha ripetuto, ampliando, i concetti già espressi dopo la partita con la Juventus: “Abbiamo subìto sette gol scientificamente irregolari. Solo il nostro era valido”. Insomma, Roma batte Bayern 1-0.

Il portiere saracinesca De Sanctis aveva mandato a dire a Buffon che gli avrebbe insegnato lui a vincere in Europa. Dopo la partita di ieri è stato subito sponsorizzato da una famosa ditta svizzera di groviera. Contratto milionario.

Roma, sette colli. 

E sette reti.


PS. Mi scuso con i tifosi  romanisti per il tono ironico del post, ma le cose dette da Garcia, Totti, Sabatini, ed altri,  dopo la partita con la Juventus erano state francamente sopra le righe.
E la débacle della Roma in casa è stata clamorosa.

Forza Roma!


lunedì 20 ottobre 2014

Beato Paolo VI, grazie!




Paolo VI è stato beatificato, ieri, 19 ottobre, da Papa Francesco.

Si aggiunge alla schiera dei pontefici di eroiche virtù che hanno attraversato il XX secolo, un secolo drammatico e luminoso al tempo stesso.

Lo stesso Paolo VI lo definisce così nel suo testamento: “Chiudo gli occhi su questa terra dolorosa, drammatica e magnifica, chiamando ancora una volta su di essa la divina Bontà. Ancora benedico tutti.”

È stato il Papa che ha portato a termine il Concilio Vaticano II e ha rinnovato la Chiesa nel profondo.

Anche nella musica liturgica.

Solo per la sua azione rinnovatrice abbiamo potuto ascoltare la musica del mondo giovanile anche in Chiesa.  

Dalla "Messa dei Giovani", di Marcello Giombini (1966),  il Padre Nostro, che è stato il primo brano in assoluto che ho ascoltato di quella Messa, in un incontro tra giovani cattolici.

Ne rimasi affascinato.

Così come oggi.

Beato Paolo VI, grazie anche di questo!



sabato 11 ottobre 2014

Ottobrata, ma non troppo




Bellissime giornate altrove; la solita “alluvione” a Genova. Ma non insegnano niente i disastri del recente passato nella metropoli ligure? Errare è umano, perseverare è da amministratori di Genova. A  Venezia c’erano le prigioni dei Piombi, sotto il Ponte dei Sospiri. Quando arrivava l’acqua alta, i prigionieri rimanevano sott’acqua. Si potrebbe costruire qualcosa del genere anche a Genova? 

Un trio di bulli più che maggiorenni (tra i 20 e i 30 anni) ha “gonfiato” con aria compressa un quattordicenne: “Sei obeso, ti gonfiamo ancora di più”. Il ragazzo è all’ospedale con danni gravissimi all’intestino. Oltre la galera a tempo indeterminato, io proporrei per i tre soggetti una Tac alla testa, per vedere se nella loro cavità cranica ci sia del cervello, oppure solo aria compressa. Lo stesso “test alla testa” lo estenderei ai loro familiari, che parlano di “semplice scherzo”.

Matteo Renzi, l’uomo ovunque. Te lo trovi davanti in ogni programma televisivo, a ogni ora del giorno e della notte, in ogni evento nazionale e internazionale. Tranne che in cielo, egli è in terra e in ogni luogo... Intanto tutti protestano perché le cose vanno male. Speriamo che, come il suo diretto Superiore, operi anche prodigi.

L’Isis, come il virus Ebola, sta avanzando nella conquista dei popoli “infedeli”. Distruzioni, decapitazioni, massacri, nel nome di “Dio grande e misericordioso”(?). Tutto ciò nonostante i bombardamenti degli americani e di altre forze alleate (una trentina, compresi i paesi arabi).  Non so cosa bombardino (forse le palme o i cammelli), perché finora le milizie nere del califfato, nonostante il loro numero limitato, conquistano terreno. La mia impressione è che dello sterminio dei cristiani, piccola minoranza in mezzo ai paesi arabi, e di altre minoranze, non importi un bel nulla ai signori dell'ONU (la più costosa e inutile delle organizzazioni mondiali). 
Ciò che conta è il petrolio, e quello ce l’hanno gli arabi. Che i padroni siano dell’Isis o dell’Arabia Saudita, il prodotto non cambia. Sempre petrolio rimane.  Barack Obama, se lo conosci, lo eviti. Come l’Ebola.

Sarà meglio ascoltare Beethoven. Un uomo che, nonostante tutto, ha creduto nella fraternità umana; un musicista che, come nessun altro, ha saputo esprimere la vittoria del bene sul male, dopo una lotta faticosa ma liberatrice.
La “Sonata a Kreutzer”, cioè la Sonata per pianoforte e violino, in La maggiore, n. 9, op. 47, (1802-1803) ne è un esempio. Non solo musicale. Era così innovativa e “rivoluzionaria”, che per essere compresa (ed eseguita) bisognò aspettare decenni. Perfino Kreutzer, il celebre violinista francese a cui era dedicata, non la volle mai eseguire, perché la riteneva “oltraggiosamente incomprensibile”. Immortalata invece da una foto l'esecuzione della Sonata nel 1885 a Villa d'Este di Tivoli da parte di Liszt e Arma Senkrah.
Oggi l'opera è considerata un caposaldo della letteratura musicale. E rimane una delle pagine più tecnicamente difficili per un violinista.
La grande novità consisteva nel fatto che violino e pianoforte sono ambedue protagonisti, in un dialogo continuo che dura ben 40 minuti. Proprio questa "complicità" ispirò a Tolstoj l'omonimo romanzo (1889), che contribuì a rendere ancor più famosa la Sonata a Kreutzer.
Noi ne ascoltiamo un frammento di circa 3 minuti del 1 Movimento, sufficiente a farcene capire la straordinaria bellezza.

Martha Argerich al piano e Gidon Kremer al violino. Che dire? La perfezione.


martedì 30 settembre 2014

Una notte di settembre me ne andai...





Anche settembre se ne va...

Come i pastori d’Abruzzo, come quelli del Casentino. Come il vagabondo dei Nomadi.

In realtà, siamo tutti dei nomadi, dei viandanti.

Voglio lasciare questo mese di settembre con la più bella canzone dei Nomadi, "Io vagabondo" (1972), cantata da Augusto Daolio, e che non è solo una delle più belle canzoni mai scritte.

È anche una delle più belle metafore della nostra esistenza.




...


Poi, una notte di settembre 
me ne andai...


Io, vagabondo che son io,
vagabondo che non sono altro;
soldi in tasca non ne ho,
ma lassù mi è rimasto Dio.





domenica 28 settembre 2014

Il mio omaggio ai nonni




Nella “giornata dei nonni”, voluta oggi da Papa Francesco, anticipando la festa del prossimo 2 ottobre (gli Angeli Custodi), mi unisco alle emozionanti e sapienti parole del Papa, il quale di fronte alla folla di nonni che gremiva Piazza S. Pietro, ha ricordato che senza gli anziani non esiste memoria, e senza memoria non esiste futuro.

Impressionante poi l’espressione usata dal Papa: l’abbandono e la ghettizzazione degli anziani in questa società dello scarto è una “eutanasia mascherata”.

Ma soprattutto ha colpito tutti la dolcezza dei riferimenti al rapporto tra nonni e nipoti, per quella “complicità” che è come la chiusura di un cerchio: il nonno sa capire il bambino, perché è egli stesso un bambino di ritorno dal viaggio della vita.

Grandissimo Papa Francesco, e grandissimo Benedetto XVI, che come amorevole nonno ha lasciato spazio al figlio maggiore nella guida della Chiesa, ma standogli vicino e sapendo di essere amato e ascoltato.

Mi unisco, come detto, a questa bellissima festa con una bellissima canzone dei miei anni di gioventù: “Il vecchio e il bambino”, di Francesco Guccini, del 1972. La canzone fa parte dell’album dal significativo titolo “Radici”, e la propongo nella versione dei Nomadi.

Canta il grande Augusto Daolio, l’indimenticabile “voce” dei Nomadi, che si è spenta troppo presto.


....

Il bimbo ristette, lo sguardo era triste,
e gli occhi guardavano cose mai viste;
e poi disse al vecchio con voce sognante:
"Mi piaccion le fiabe, raccontane altre!"




giovedì 25 settembre 2014

Not in my name! L'Islam si muove





Un’altra persona innocente, un esperto alpinista di 55 anni, un francese innamorato delle montagne dell’Algeria, Hervé Gourdel,  è stato decapitato con il macabro rito della esecuzione pubblica, attraverso le immagini nel web, dalla ferocia islamista dell’Isis.

Ciò che aggiunge una luce ancor più sinistra sui carnefici è proprio il genere delle persone martirizzate o in procinto di esserlo: vengono scelte tra le più innocue, tra le più corrette, e tra le più indifese, come giornalisti, volontari che sono andati a portare aiuto alle popolazioni, missionari...

È proprio delle persone vili prendersela con i più indifesi. I jihadisti, oltre che ripugnanti assassini, sono anche dei miserabili vigliacchi. Per questo saranno spazzati via, come rifiuti della storia umana.

Già il web, a cui queste menti criminali si rivolgono per i loro raccapriccianti "spettacoli", ha dato una prima risposta: “Not in my name” dice il cartello che i musulmani di tutta Europa hanno esposto e messo on line contro il califfato dell’Isis e le sue atrocità.
In Italia la manifestazione è avvenuta a Milano domenica scorsa, 21 settembre.

Il martirio dell’alpinista francese Hervé Gourdel va onorato come si deve. Non voglio però postare un brano funebre, ma piuttosto un brano di serena compostezza, che ben si addice a questi eroi di pace.

Per Hervé Gourdel mi piace proporre la “Pavane” di Gabriel Fauré (1887), in Fa diesis minore per coro ed orchestra, op. 50.
   
Di fronte all’orrore della barbarie, la bellezza della grande musica.

D’obbligo, in questo caso, quella francese.


venerdì 19 settembre 2014

Il referendum scozzese (e quello ucraino)








Il referendum della Scozia di ieri, 18 settembre 2014, è un fatto di rilevanza storica, perché costituisce un precedente che peserà molto sulle dinamiche separatiste in alcuni stati europei.

La maggioranza degli scozzesi hanno votato per rimanere uniti all’Inghilterra; l’United Kingdom rimane, e con esso la regina, Dio la salvi.

Ma ciò che conta è il referendum in sé stesso: se avessero vinto i separatisti, la Scozia oggi sarebbe un nuovo Stato indipendente, con tutto ciò che ne sarebbe conseguito.

Nessuno ha avuto nulla da ridire sulla possibilità offerta alla Scozia, da tre secoli unita al regno inglese. Ha avuto tranquillamente la sua chance (tranquillamente per modo di dire: l’UK ha tremato, così come l’Unione Europea!).

Negli ultimi decenni si sono separati Cechi e Slovacchi, Serbi e Croati, Cossovari e Serbi, Serbi e Montenegrini, Timor Est, Sud Sudan, Ossetia, etc. Movimenti separatisti sono in Spagna, in Belgio, in Romania e altrove. Anche in Italia.

Nel referendum scozzese tutto si è svolto nella massima serenità, a colpi di Yes e NO, di bandiere di S. Andrea e di S. Giorgio. Niente guerra alla Braveheart

Non si capisce allora perché si è fatto un “casus belli” internazionale per l’Est dell’Ucraina, in stragrande maggioranza di popolazione russa, che vuole separarsi dall’Ucraina di Kiev.  

O meglio: si capisce benissimo. Gli Stati Uniti sono contrari al rafforzamento della Federazione Russa e intendono avere nella sfera della Nato l’attuale Ucraina. Non si capisce però perché mettano il becco nelle faccende interne di una nazione sovrana, agli abitanti della quale unicamente appartiene il diritto di decidere del proprio destino.

Inaccettabile pure il comportamento dell’Europa, che ha fatto di tutto per far cadere il legittimo governo di Janukovic, eletto regolarmente nel 2010, e ha favorito il colpo di stato degli “europeisti”, nel febbraio 2014, con le disastrose conseguenze di una guerra civile.

Se si è data la possibilità alla Scozia di far valere il suo referendum per l’eventuale divorzio dall’Inghilterra dopo tre secoli (!), mi pare del tutto legittimo che anche all’Ucraina venga riconosciuto lo stesso diritto: la parte est, così come in precedenza la Crimea, ha già fatto il suo referendum con il quale si è proclamata indipendente (Repubblica Popolare di Donetsk, 11 maggio 2014).  Non dimentichiamoci che l’Ucraina attuale è stata “disegnata” nel 1922 e nel 1945 dopo la I e la II Guerra Mondiale, con l’avvento dell’Unione Sovietica.

Non si capisce soprattutto perché l’Unione Europea segua gli Stati Uniti nella “dichiarazione di guerra” alla Russia, con sanzioni economiche e pesanti minacce. La Russia è un partner fondamentale per gli stati europei, e in particolare per l’Italia; e una potenza nucleare. 

Che si faccia guerra per far piacere agli Stati Uniti, che dall’umiliazione della Russia hanno tutto da guadagnare, e noi da perdere, mi sembra davvero il colmo. 
Non bastano i danni che ci hanno procurato con gli stolidi interventi militari in Egitto, in Libia, in Tunisia, e altrove?

Con tutto il rispetto, of course, per chi la pensa diversamente.



mercoledì 17 settembre 2014

I primi giorni di scuola. Achtung!





A differenza di quello che si potrebbe pensare, i primi giorni di scuola sono i più importanti, sia per gli alunni che per gli insegnanti, e possono perciò determinare l’andamento dell’intero anno  scolastico.

Gli alunni possiedono un sesto senso, e si accorgono subito di chi hanno davanti: squadrano l’insegnante, lo misurano, lo “soppesano”, lo giudicano: “Con questo possiamo fare il nostro comodo”, oppure “con quest’altro c’è poco da scherzare”, o anche, “questo prof è forte” (inteso come massimo elogio, ovviamente).

Se i ragazzi “prendono la mano” all’insegnante, la frittata è fatta. Difficile recuperare in corso d’opera ciò che non si è stati capaci di fare all’inizio. È come costruire su dei fondamenti cedevoli, franosi, insicuri. Il risultato sarà perciò, o un caotico procedere fino alla fine, o una frattura insanabile tra docente e discenti, con reciproca insoddisfazione; in ambedue i casi, con risultati scarsi.

L’insegnante, da parte sua, per riuscire a fare della sua classe una squadra affiatata e ottenere il miglior profitto, dovrà fin dai primi giorni saper mostrare serenità e fermezza di carattere, padronanza della materia oggetto di studio e capacità di suscitare interesse per l’argomento trattato.

Per fare tutto questo occorre anzitutto preparare sempre la lezione, cercando i punti qualificanti e i termini più appropriati; spesso un termine preciso può illuminare un intero ragionamento, così come un’idea ben argomentata può portare alla piena comprensione del problema.

Per i rapporti con la classe, il docente deve conoscere chi ha davanti, e prima di tutto (non sembri una banalità) il suo cognome e nome. In ogni classe ci sono ragazzi o ragazze più “vivaci” di altri; conoscerne il cognome è un imperativo categorico, per poter intervenire prontamente con un opportuno richiamo personale (e non con generici: “Ehi, tu; dico a te, laggiù”..., con le conseguenti recite a soggetto che gli studenti sanno imbastire sulle amnesie del prof. E si sa, i più vivaci sono spesso imboscati negli ultimi banchi, laggiù... appunto.

Prima si imparano i nomi e meglio è. È uno dei “trucchi” più utili dell’insegnante nei primi giorni di scuola e nelle prime classi. In realtà non si tratta solo di un trucco: una cosa è rivolgersi ad un alunno con un anonimo pronome, e una cosa è chiamarlo per nome (cognome): è un diretto invito ad una persona, un richiamo diretto alla responsabilità. Nomina sunt substantia rerum, i nomi sono l’essenza delle cose.

Mi piace sottolineare questo aspetto, perché mi sono accorto della sua efficacia nel lungo corso del mio insegnamento. Così come mi sono accorto che dai cognomi, col passare dei mesi, finivo spesso per chiamare gli alunni con il loro nome.

Decisivi i primi giorni per alunni e insegnanti per un altro motivo. L’esperienza quotidiana insegna che la prima impressione (effetto “primacy”) nei confronti di una persona può determinare un giudizio che poi sarà difficile modificare. Se applicato alla scuola, si può capire quanto sia importante la prima impressione che si instaura tra docente e discente. Per fare solo un esempio, se l’alunno viene trovato inizialmente disattento, svogliato e impreparato, si crea nel docente quell’effetto della prima impressione negativa che purtroppo può condizionare il giudizio anche a lungo termine, magari ingiustamente.

La psicologia ci ricorda che esistono altre dinamiche emotive che entrano in azione fin dai primi incontri tra le persone. L’effetto “alone”, che amplifica un aspetto positivo vistoso di un individuo, fino a coinvolgere ogni altro aspetto della sua personalità. L’effetto “Pigmalione” (colui che si innamorò della statua che aveva modellato) che tende a dar credito alle capacità di un individuo ritenuto pregiudizialmente più dotato di altri, oppure a sminuire inconsciamente il lavoro di un altro, ritenuto pregiudizialmente meno dotato. Le due profezie tenderanno alla fine a realizzarsi, per il circolo vizioso su cui sono basate.

Si capisce da tutto questo che l’insegnante deve assolutamente conoscere queste dinamiche micidiali (effetto primacy, alone, Pigmalione), che si instaurano proprio all’inizio dell’anno; non “innamorarsi” di qualche alunno/a, né “disamorarsi” di altri, ma gestire con serenità di rapporti e opportune verifiche le capacità reali di ciascun allievo, privilegiando se mai quelli meno dotati con un percorso appropriato alle loro potenzialità. La dinamica di gruppo ne viene certamente arricchita: tutti, a loro modo, possono seguire e partecipare alla vita di classe.

D’altra parte gli alunni, pur senza conoscere la psicologia come scienza, sanno benissimo che il loro insegnante può cadere in errori di valutazione. Perciò, piuttosto che lamentarsi tardivamente, imparino a valorizzare appieno i primi preziosissimi giorni di scuola, creando effetti primacy, alone e Pigmalione tutti positivi, con un impegno che parte dalla prima campanella.




martedì 9 settembre 2014

Indimenticabile Lucio!




Sono sedici anni che la voce di Lucio Battisti si è spenta. Una voce flebile, ma che sapeva incantare con note indimenticabili.

Non aveva bisogno di  scenografie teatrali, di apparati grandiosi, di suoni assordanti, di luci da circo.

Bastava il suo filo di voce e quattro accordi di un giro armonico di una chitarra per catturare l'attenzione ed entrare per sempre nella nostra vita.

I testi di Mogol erano come la logica conseguenza di quella musica tanto semplice, quanto geniale. Ne erano la quintessenza. Un fatto che mi ha sempre stupito; una perfetta sintonia di musica e parole.

Battisti rimane per me quello con Mogol, dalla prima canzone "Per una lira" del 1966 fino a "Una giornata uggiosa" del 1980. 

Ciò che è avvenuto dopo, fino al fatidico 1998, non è mai entrato musicalmente a far parte di me stesso.

Voglio perciò ricordare Lucio con una delle sue prime stupende canzoni: "Anche per te", del 1971.

L'incipit ci introduce subito in una amara quotidianità. Storie di persone che hanno sbagliato, o che la vita ha emarginato. A queste l'artista dedica la sua canzone, e per queste vorrebbe donare anche la vita, se ne avesse il coraggio...

Lo hai fatto, caro e indimenticabile Lucio Battisti! 
Sei riuscito a regalarci momenti di sublime bellezza, ed ogni volta che ti ascoltiamo riesci a riconciliarci con la vita, qualunque sia.



Per te che è ancora notte e già prepari il tuo caffé,  
che ti vesti senza più guardar lo specchio dietro te, 
che poi entri in chiesa e preghi piano 
e intanto pensi al mondo ormai per te così lontano. 
 ..... 
Anche per te vorrei morire ed io morir non so, 
anche per te darei qualcosa che non ho.