venerdì 11 maggio 2018

Nomen omen





Nomen omen, il nome è un auspicio.

È un simpatico gioco di parole latine (leggere tutto attaccato, prego!) che veniva e viene detto quando un nome (o cognome) sembra indicare, oltre la persona, anche il suo futuro, la sua missione.

Limitandoci al settore politico, se uno si chiama Sgarbi è probabile che nel cognome si celi anche il suo destino: quello di essere spesso “sgarbato”.

Se invece una si chiama Bongiorno, può darsi che nel suo DNA ci siano le buone maniere del galateo.

Siamo in attesa di un nuovo governo. Finora sembrava un’impresa impossibile, finché il pressing di Salvini, a destra e a manca, sembra aver dato buoni frutti.

Salvini, salvator della patria, o almeno del governo? Può darsi.

A meno che il presidente Mattarella non gradisca.

Mattarella?... Qui non è il caso di fare riferimenti al detto latino.



mercoledì 9 maggio 2018

Tasti neri, ma brillanti





Un periodo un po’ travagliato, questo, sia per il tempo atmosferico che per il clima politico.
Sembrano più le note nere che quelle bianche.

Allora è il caso di ascoltare Tasti Neri, un brano pianistico di  Chopin, suonato tutto sui tasti neri del pianoforte. È lo Studio op. 10 n. 5, del 1830, in sol bemolle maggiore (6 bemolli in chiave…).

Una sola volta Chopin mette una nota bianca, esattamente un Fa. Possiamo proprio dire "una mosca bianca".

Ma nonostante tutta la colluvie di tasti neri, la musica è brillante, come anche la brava e bella pianista russo-austriaca Anastasia Huppmann (classe 1988).

Speriamo che il tutto sia di buon auspicio.




martedì 1 maggio 2018

1 Maggio: Il lavoro e la dignità umana




Primo Maggio: festa del lavoro.

Il lavoro è ciò che sostenta l’uomo materialmente e lo realizza interiormente. Anche il Figlio di Dio, facendosi uomo, ha voluto imparare un mestiere: da Figlio di Dio a "figlio di Giuseppe", il falegname.

Ho sempre desiderato insegnare, ho faticato per questo, senza risparmiarmi; ho potuto realizzare il mio desiderio, e ora che guardo da pensionato il lavoro svolto, mi sento abbastanza gratificato.

Oggi magari tutto è più complicato, in ogni settore. E quando il lavoro non realizza le aspettative delle persone, o quando scarseggia o manca addirittura, allora l’uomo entra in crisi e può perdere anche la fiducia in se stesso.

Per questo, all’inizio di questo mese, il più bello di tutti i mesi, “il maggio odoroso” del Leopardi (ricordate?), affido le gioie e le speranze, le tristezze e le angosce di tutti noi all’aiuto materno di Maria, stella del mare: Ave, maris stella.

Il bellissimo testo liturgico latino, magnificamente musicato per quattro voci miste a cappella da Edvard Grieg (per il quale ho una particolare predilezione) e qui adattato per quattro voci femminili, è un’invocazione alla Madre di Dio, affinché allontani da noi ogni male e ottenga per noi ogni bene:
Mala nostra pelle, bona cuncta posce.

Maggio è il mese mariano per eccellenza.
Uniamo mentalmente la nostra voce con quelle delle 7 coriste lettoni per invocare la protezione e l’aiuto della Madre del cielo. 

Buon mese di maggio!


mercoledì 18 aprile 2018

Il 18 Aprile. La Lepanto democristiana





Ci sono alcune date nella storia dell’Italia moderna che hanno un valore fondamentale.

Ce ne sono in particolare due che hanno un legame cronologico con l’anno 2018 e con il 18 aprile.

La prima è il 1918. Cento anni fa sul fronte del Piave e del Grappa si combatté e si vinse la Grande Guerra (4 novembre 1918) che unificò l’Italia dal Brennero a Lampedusa. Il 4 novembre avremo modo di ricordare il centenario della vittoria.

Oggi invece, 18 aprile, si ricorda un’altra battaglia decisiva, questa volta politica, che fu combattuta tra il comunismo stalinista e la democrazia occidentale.

Il 18 aprile 1948, e cioè 70 anni fa, con la grande vittoria elettorale della Democrazia Cristiana guidata da Alcide De Gasperi, l’Italia relegava il Partito Comunista di Palmiro Togliatti all’opposizione. In quello stesso periodo, nelle nazioni dove vinse il comunismo, arrivò l’aiuto “fraterno” e cingolato del regime sovietico.

Fu una battaglia elettorale memorabile, combattuta paese per paese, casa per casa e perfino dentro casa. Straordinari per creatività e fantasia i manifesti e gli slogan di quella epica battaglia. Ma certamente lo slogan più azzeccato e più famoso fu quello dei democristiani: “Nel seggio elettorale Dio ti vede, Stalin, no!”

Per ricordare il 18 Aprile (1948), la nuova Lepanto della civiltà occidentale, e il suo carismatico vincitore Alcide De Gasperi, mi piace riascoltare le note che da bambino sentivo risuonare prima dei comizi democristiani nella piazza del mio paese: “O bianco fiore!”  Non è il massimo dell’arte musicale (Dario Fiori, 1906), ma quando gli altoparlanti diffondevano quelle note, il popolo democristiano fremeva di commozione e di speranza.

“Bandiera rossa la trionferà!”, cantavano invece i comunisti, alla toscana. Ma così non fu. Vinse il bianco fiore.



O Bianco Fiore

Udimmo una voce: corremmo all'appello,
il segno di Croce sta sul mio fratello !
nel segno struggente, di mille bandiere
vittoria alle schiere, di fiamme e d’ardor

Rit. O bianco fiore, simbol d'amore,
Con te la gloria della vittoria.
O bianco fiore, simbol d'amore,
Con te la pace che sospira il cor !
Con te la pace che sospira il cor !

Dai campi bagnati del nostro sudore
Veniamo crociati di Cristo nel cuore !
Veniamo e cantiamo la nostra canzone:
Noi siamo legione, corriamo e vinciam !

Rit. O bianco fiore

Dall'arse officine, dall'ardua miniera
Venite, su, alfine alla nostra bandiera!
Venite e cantiamo la nostra canzone:
Noi siamo legione, corriamo e vinciam !

Rit. O bianco fiore

La nostra falange di pace è foriera,
Chi soffre, chi piange, chi crede, chi spera;
Venite, cantiamo la nostra canzone:
Noi siamo legione: corriamo e vinciam !

Rit. O bianco fiore


martedì 10 aprile 2018

La vittoria di Viktor (Orbán)





Voglio festeggiare la grande vittoria di  Viktor Orbán nelle elezioni ungheresi di domenica scorsa.

Il suo trionfo (maggioranza assoluta e 4° mandato) ci fa capire che l'Europa non vuole e non può essere quella dei burocrati e dei massoni, ma un' Europa dei popoli forgiati nei valori della civiltà cristiana.

L'Ungheria e il Gruppo di Visegrád (Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca e Slovacchia) ci fanno anche capire che il fenomeno dell'immigrazione islamica non è affatto irreversibile: in quelle nazioni non entra nessuno se non dopo essere passato ai raggi X.

Del resto l'Ungheria è sempre stata una nazione con le palle: Santo Stefano, Mattia Corvino, Sándor Petöfi, Imre Nagy, e ora Orbán.

Una bella lezione per tutti coloro che hanno già calato le brache, e un altro ennesimo esempio per il nostro futuro governo.

Ho sempre avuto un debole per l'Ungheria (la patria del canto corale moderno, con  Kodály e Bartók), e per Liszt, il più grande virtuoso del pianoforte. La sua Rapsodia n. 2 in Do diesis minore dà la misura della sua immensa grandezza artistica, oltre che della sua genialità tecnica.






domenica 8 aprile 2018

La Pasqua Ortodossa!





Oggi si festeggia la Pasqua Ortodossa.

I fratelli  cristiani ortodossi seguono nella liturgia il vecchio calendario giuliano (Giulio Cesare), che per la sua imprecisione nel 1582 venne corretto per impulso di Papa Gregorio XIII.
Vennero soppressi 10 giorni, dal 5 ottobre al 14 ottobre (si era rimasti indietro di tanto, dal tempo di Giulio Cesare), e si provvide a evitare altri ritardi non considerando bisestili gli anni centenari le cui prime due cifre non fossero divisibili per 4. In pratica fu bisestile il 1600, ma non il il 1700, né il 1800, né il 1900. Lo è stato invece, come ben sappiamo, il 2000.

Il fatto è che la terra gira intorno al sole non in 365 giorni e 6 ore, come si è soliti dire, con il recupero delle 6 ore ogni 4 anni con un anno bisestile.
La terra impiega un po' meno: 365 giorni, 48 minuti, 46 secondi. Dodici minuti circa possono sembrare un nulla in un anno, ma nel passare dei secoli formano giorni, che ritardano il computo del tempo.

Il mondo protestante non accolse subito le correzioni "cattoliche", ma nel XVIII secolo non poté fare a meno di adeguarsi. L'equinozio di primavera (21 marzo) era in realtà già aprile inoltrato, le giornate era molto più lunghe delle nottate.
Gli ortodossi non le accolsero, né liturgicamente né civilmente. Fu il bolscevico Lenin ad adottare il calendario corretto gregoriano, cosicché la sua rivoluzione d'ottobre (24/25 ottobre) venne a cadere il 7/8 novembre, come noto.

Ma gli ortodossi mantennero (e mantengono) il calendario di Giulio Cesare nella liturgia, e così talvolta festeggiano la Pasqua anche di maggio. Un vero sproposito, che dovrebbe ormai essere superato. Se tra cristiani non si fa unità neppure sugli orari, figuriamoci sui misteri della fede...

Comunque, in questa solennità, non si può fare a meno di riascoltare la celebre Ouverture La Grande Pasqua Russa, di Rimskij-Korsakov (1888).  


Christòs anèsti. Cristo è risorto!


sabato 7 aprile 2018

La cicogna romana (pasquinata)

A quarant’anni dalla legge 194, l’associazione Provita ha fatto affiggere su un palazzo di via Gregorio VII, nel quartiere Aurelio l’immagine di un feto accompagnato da scritte come "Tu eri così a 11 settimane", "Il tuo cuore batteva già dalla terza settimana", "Ora sei qui perché tua mamma non ti ha abortito". Dopo nemmeno tre giorni il manifesto, affisso legalmente nella capitale, è stato fatto togliere dalla sindachessa Raggi, dietro le proteste della solita Cirinnà e compagne femministe.

Pasquino si è incazzato.



Han cavato   l’immagine dipinta
che faceva vedè come un regazzo
sta drento er corpo de su madre ‘ncinta;
dice ch’è contro legge! E io m’encazzo.

Ce vojono fa’ ccredere ‘ste stronze
che i fijoli li porta la cicogna.
Ma tutti noi se vien da le patonze,
e chi dice de no, je venga rogna.




   

domenica 1 aprile 2018

Buona Pasqua! dalla Corea (del Sud...)





Buona Pasqua a tutti con le note di Cantate Domino (1997) del maestro lituano Vytautas Miskinis,  uno dei più prestigiosi compositori di polifonia moderna nel panorama attuale.

Un gran bel mottetto a cappella (a 4 e 6 voci miste), come è nella tradizione più pura della musica sacra, e una gran bella performance del coro coreano (Corea del Sud), che ci dà una bella lezione di coralità.

Buona Pasqua, e … Cantate Domino!



Cantate Domino canticum novum
et benedicite nomini eius, quia mirabilia fecit.
Cantate Domino canticum novum. 
Cantate et exultate, psallite [in] cithara  [et]voce psalmi.
Cantate Domino canticum novum.

Cantate al Signore un canto nuovo! 
e benedite il suo nome, poiché ha fatto meraviglie.
Cantate al Signore un canto nuovo.
Cantate ed esultate, salmeggiate con la cetra.
Cantate al Signore un canto nuovo!





sabato 31 marzo 2018

In attesa della Pasqua (Taizé)





Nel giorno in cui Gesù giace nel sepolcro, mi unisco spiritualmente alla Comunità di Taizé in attesa della Pasqua, e lo faccio ascoltando il canto "Ad te, Jesu Christe"

Ad te, Jesu Christe, levavi animam meam. Salvator mundi, in te speravi. 
A te, Gesù Cristo, ho innalzato la mia anima. Salvatore del mondo, in te ho sperato.

Un bel canone a due (maschile e femminile), che esprime bene la gioiosa speranza nella Risurrezione.



domenica 25 marzo 2018

I sette giorni che hanno cambiato il mondo




Sono ovviamente i giorni della la Settimana Santa che oggi ha inizio con la Domenica delle Palme e che si conclude con l’ottavo giorno della settimana: la Pasqua di Risurrezione di Nostro Signore Gesù Cristo.

La presenza di Cristo nella storia non è solo un vago ricordo di 2018 anni fa, ma una presenza viva, efficace, sempre attuale. Anzi, sempre un po’ più attuale della nostra pretesa modernità.
Senza Cristo, senza la sua Passione, Morte e Risurrezione il mondo non avrebbe senso.
Con Lui tutto acquista significato: il vivere e il morire, la gioia e il dolore, il peccato e la grazia.

E allora le altre religioni, o gli atei? Il Signore giudicherà secondo la retta coscienza di ciascuno.

Ma oggi più che mai, oggi che vediamo più da vicino le altre religioni, o a quale deriva ci sta portando l’ateismo occidentale, ci accorgiamo ancor più chiaramente che la fede cristiana, nonostante tutte le miserie umane di coloro che la professano, è l’unico fondamento dei veri valori umani.

Per questo “Adoramus Te Christe et benedicimus tibi; quia per Sanctam Crucem tuam redemisti mundum, qui passus es pro nobis, Domine. Domine, miserere nobis";  ti adoriamo Cristo e ti benediciamo, perché con la tua santa Croce hai redento il mondo, tu che ha sofferto la passione per noi, Signore. Signore, pietà di noi.

La professiamo con le magnifiche note del più grande polifonista: Giovanni Pier Luigi da Palestrina, o più semplicemente Palestrina.

Un mottetto nelle quattro voci umane più naturali: soprani e contralti per le donne, tenori e bassi per gli uomini. E intessute in un’armonia perfetta: meno di due minuti di musica celeste, ma di valore inestimabile.

Buona Settimana Santa!