mercoledì 14 febbraio 2018

Le Ceneri e S. Valentino: un ossimoro?




A prima vista oggi due inconciliabili ricorrenze: Le Ceneri, simbolo  della nostra natura mortale, inizio della Quaresima, tempo di penitenza; S. Valentino, patrono degli innamorati, festa gioiosa.

In realtà siamo polvere e cenere; eppure, nel tempo che ci è dato di vivere, si vive solo per amore.

Amore in tutte le sue dimensioni, naturalmente.

E prima di tutto, amore per Dio.

Mi piace festeggiare Le Ceneri e S. Valentino con un ben noto canto di Taizé, dove l'amore per Dio e per ogni persona è di casa.

Mon âme se repose en paix sur Dieu seul, 
de lui vient mon salut. 
Oui, sur Dieu seul mon âme se repose, 
se repose en paix.

La mia anima si riposa in pace in Dio solo,
da lui viene la mia salvezza.
Sì, in Dio solo la mia anima si riposa,
si riposa in pace.





sabato 10 febbraio 2018

Nel Giorno del Ricordo, in memoriam di Norma Cossetto





Il 10 febbraio è il giorno che ricorda i massacri delle foibe e l’esodo forzato degli italiani dell’Istria, di Fiume e della Dalmazia.

I partigiani comunisti di Tito (aiutati da partigiani comunisti italiani, questo ancora viene appena sussurrato) massacrarono migliaia di italiani durante e dopo la II guerra mondiale. 
Quelli che scamparono alle foibe, vennero costretti a lasciare le loro terre e i loro beni e a fuggire in Italia, dove i comunisti italiani di Bologna e di Ancona li accolsero a sputi in faccia e a offese di ogni genere. Alla stazione i ferrovieri non dettero loro nemmeno un bicchier d’acqua.

Un esodo biblico, di trecentomila italiani.

Nelle foibe finirono uccise oltre 10.000 persone, tra cui la giovane universitaria istriana, laureanda in filosofia, Norma Cossetto, rea unicamente di essere figlia di un dirigente fascista di Visinada (attuale Croazia). Sottoposta a violenze, stupri e sevizie di ogni genere, il 4 ottobre 1943 venne infoibata insieme ad altri innocenti cittadini istriani a Villa Surani. Prima di essere gettata viva nella foiba profonda 136 metri, venne nuovamente seviziata (le tagliarono le mammelle) e stuprata con un bastone. Quando il corpo fu recuperato aveva ancora un bastone “inficcato nella vagina” (testimonianza raccolta dai riesumatori).

Per la mia quasi collega Norma Cossetto (laureanda in filosofia) l’omaggio in memoriam: “Plorate, filii Israel”, piangete figli d’Israele, struggente coro finale a sei voci dall’Oratorio “Jephte” (1648) di Giacomo Carissimi.

La tragica vicenda della figlia di Jefte è troppo nota per essere narrata. Si trova nel libro dei Giudici, cap. 11.



Plorate filii Israel, 
plorate omnes virgines 
et filiam Jephte unigenitam 
in carmine doloris, doloris lamentamini. 


Piangete, figli d’Israele,
piangete vergini tutte,
e fate un lamento in un canto di dolore
per l’unica figlia di Jefte.


lunedì 5 febbraio 2018

Buon carnevale, ma senza pazzie…





Quando si dice “commedia nella commedia” viene subito da pensare a Pirandello, al suo teatro, in cui realtà e finzione scenica si intrecciano e si confondono: i Sei personaggi in cerca d'autore e l’Enrico IV ne sono gli esempi più celebri.

Ma prima di lui Ruggero Leoncavallo aveva già mostrato la formidabile attrattiva del “teatro nel teatro” con I Pagliacci (1892). Alla rappresentazione, in chiave carnascialesca, di un matrimonio fallimentare tra l’anziano marito Pagliaccio e la giovane moglie Colombina, innamorata di Arlecchino, si sovrappone la tragica realtà di Canio (Pagliaccio) che ha scoperto il tradimento della moglie Nedda (Colombina) e la uccide insieme al suo amante di fronte agli spettatori increduli e inorriditi. “La commedia è finita!”

Per la trama viene in mente la Cavalleria Rusticana di Pietro Mascagni, di poco precedente (1890), due capolavori del verismo musicale italiano, che hanno avuto un successo planetario e che mantengono ancora intatto il loro fascino.

Siamo nella settimana clou del Carnevale e mi pare giusto proporre, dai Pagliacci, la serenata di Arlecchino  a Colombina. Un momento romantico e brioso, prima dell’incombente catastrofe.

La propongo nella versione staccata dal contesto, perché questa interpretazione di big Luciano è troppo bella!

Buon ascolto e Buon Carnevale! Senza pazzie…



II Atto, Scena II

Arlecchino (Peppe)

O Colombina, il tenero 
fido Arlecchin
è a te vicin! 
Ver te chiamando,
e sospirando aspetta il poverin... 
La tua faccetta mostrami, 
ch'io vo' baciar 
senza tardar 
la tua boccuccia. 
Amor mi cruccia e mi sta a tormentar! 
Ah! e mi sta a tormentar! 
O Colombina, schiudimi 
il finestrin, 
che a te vicin 
ver te chiamando, 
e sospirando 
è il povero Arlecchin! 



domenica 21 gennaio 2018

Dieci anni fa...






Son passati ormai dieci anni
quando entrai dentro la rete.
Non so se   sono più i danni
od il ben; voi lo sapete.

Era il  duemila otto,
questi giorni di gennaio;
ero ancora un giovanotto
pien di sogni e senza un guaio.

Ora sono più acciaccato
e non son più tanto attivo;
ma in compenso Amicusplato
se verseggia è sempre vivo.

Ho incontrato bella gente,
ho discusso, ho dialogato;
qualche volta, veramente,
mi son pure un po’ incacchiato.

Anche se   ho diradato
il mio impegno in blogosfera,
non ho voglia né ho pensato
di abbassare la bandiera.

Una musica decente,
una prosa, una poesia;
basta poco, basta un niente,
per restare in armonia.

Nel decennio ormai passato
quel che ho fatto è qui nel sito.
Vedo un mondo assai cambiato
da quel dì  che mossi un dito.

Ma non voglio rovinare
un decennio internettiano.
Voglio invece festeggiare
coi coriandoli alla mano!

E siccome è carnevale,
e il più bello è veneziano,
posto per il decennale
di Vivaldi un  gran bel brano.

È per mandolino, sai, 
ma lo suonano con arte
tre figliol di samurai 
che in marimba fan la parte.

Vi saluto e vi ringrazio,
cari amici e amiche care.
Viva i blog e il cyberspazio!
Or vi devo salutare!




Amicusplato





sabato 6 gennaio 2018

Buona Epifania!






Buon Epifania a tutti, con la Marcia di Turenne!

Non c'è bisogno di traduzione; le immagini parlano da sole.



Amicusplato

giovedì 4 gennaio 2018

La busta della spesa















Sono andato a far la spesa,
ho trovato una sorpresa:
ogni busta che ho presa
è segnata nella pesa.

Tra radicchio e cipolline,
pomodori e insalatine,
mele, pere e clementine,
non ho più le monetine.

Davan noia,  questo è vero,
quei ramini quasi zero.
Ma se devo esser sincero
mi dispiace per davvero.

Non è solo una questione
di due soldi. La ragione
è che qualche furbacchione
vuol trattarmi da coglione.



Amicusplato




lunedì 1 gennaio 2018

Via le facce da megere!















L’anno vecchio se n’è andato
e mai più ritornerà.
‘Sto governo pur è andato,
spero che non tornerà.

Tra disgrazie e tra slavine,
e calura micidiale,
ora plaudo alla sua fine;
ma non tutto è andato male.

«E che cosa fu carina?»
forse alcun domanderà?
«Non vedrem più la Boldrina,
né speriam la Cirinnà».

Anno nuovo, nuovi visi.
Via le facce da megere!
Or brindiamo tra sorrisi,
ed alziamo qui il bicchiere!


Amicusplato





lunedì 25 dicembre 2017

L'armonia divina del Natale





Non posso lasciar passare la festa del Natale del Signore Gesù senza l'accompagnamento della musica. 

Il Natale è armonia per eccellenza, armonia tra cielo e terra, tra Dio e l'uomo, e il canto degli angeli esprime questo  lieto annuncio di salvezza.

Tutti i compositori, antichi e moderni, hanno voluto celebrare il Natale con le loro opere, dai grandi Oratori ai brevi Mottetti.

La voce umana è lo strumento musicale più bello, ovviamente quando è usato in modo adeguato.
Tra i massimi polifonisti classici l'olandese Jan Peterszoon Sweelinck  (1562-1621) è in ordine di tempo l'ultimo dei grandi maestri fiamminghi. La musica fiamminga è caratterizzata, come noto, dalla grande abilità contrappuntistica. Ma in Sweelinck troviamo anche lo splendore della musica veneta di Merulo e G. Gabrieli e la lezione di armonia di Gioseffo Zarlino. 

Un maestro che in certo senso raccoglie eredità musicali diverse ed apre la strada a innovative soluzioni, che anticipano il barocco. 

Il mottetto Hodie Christus natus est fa intuire la genialità di questo polifonista, grande anche in altri settori dell'arte musicale, come il clavicembalo.

Buon Natale a tutti! con la divina armonia di Sweelinck.




giovedì 21 dicembre 2017

Vieni, Signore Gesù (ce n'è bisogno!)





Siamo ormai in prossimità del Natale di Nostro Signore Gesù Cristo.

In genere ci si ferma alla parola Natale. Ci si dimentica (spero di no), forse semplicemente si sottintende (spero di sì), di quale nascita si tratta.

La nascita di Gesù è il punto centrale della storia umana, con buona pace dei laicisti nostrali, di gente di altre fedi e di cristiani ormai solo di nome.

La dignità dell'uomo e della donna, i valori universali di giustizia e di pace,  l'unità del  genere umano hanno in Gesù, Figlio di Dio fatto uomo, il lieto annuncio. Un annuncio che non è passato di moda, ma risuona sempre più attuale.

Per questo desidero invocarlo: Vieni, Signore Gesù!

Mi piace ribadire questa invocazione anche in musica; una musica stupenda, ovviamente, perché l'attesa del Salvatore sia ancor più desiderata.

È il "Veni Domine" di Mendelssohn (1830), che più volte ho postato (è troppo bello!). Si tratta del primo Mottetto in Sol minore tratto dall'opera 39, per coro a tre voci femminili e accompagnamento di organo.

Un complimento al Coro di Reggio Calabria e al suo Direttore. Finalmente un bel coro italiano.





Veni Domine


Veni Domine et noli tardare.
Relaxa facinora plebi tuae
et revoca dispersos in terram tuam.
Veni Domine et noli tardare.
Excita Domine potentiam tuam
et veni, ut salvos nos facias.
Veni Domine et noli tardare.




Vieni, Signore


Vieni, Signore, e non tardare!
Rimetti i peccati del tuo popolo
e richiama nella tua terra i dispersi.
Vieni, Signore, e non tardare!
Mostra, Signore, la Tua potenza
e vieni a salvarci!
Vieni, Signore, e non tardare!




domenica 3 dicembre 2017

Tutta bella...




È iniziato il mese di dicembre, il mese del S. Natale.

La storia umana ha nella nascita di Gesù il punto di riferimento centrale. Con tutto il rispetto per altre opinioni, senza la nascita del Figlio di Dio l'umanità sarebbe ancora in cerca d'autore.

Ma la nascita del Figlio di Dio non sarebbe stata possibile senza il sì di Maria. Con il suo sì incondizionato a Dio, la Vergine Madre ha dato inizio alla storia della salvezza.

Ecco perché prima del Natale la Chiesa canta le lodi di Maria Immacolata: Tota pulchra es Maria, et macula originalis non est in te. Tutta bella sei, Maria, e la macchia del peccato originale non è in te.

Il magnifico e finissimo mottetto Tota pulchra es, del 1960, a 3 e 4 voci femminili, di Maurice Duruflé (1902-1986), è cantato da un coro la cui singolare disposizione supplisce ad alcune carenze di esecuzione. Ho postato questo gruppo canoro neozelandese proprio per il curioso assetto circolare, poco adatto alla coralità, ma certamente sorprendente.


Tota pulchra es Maria
et macula originalis non est in te.
Vestimentum tuum quasi nix
et facies tua sicut sol.
Tota pulchra es Maria
et macula originalis non est in te.
Tu gloria Jerusalem
Tu laetitia Israel
Tu honorificentia populi nostri.
Tota pulchra es Maria.

Tutta bella sei Maria
e la macchia del peccato originale non è in te.
Il tuo vestito è come neve
e la tua faccia come il sole.
Tutta bella sei Maria...
Tu sei la gloria di Gerusalemme
la letizia d'Israele
Tu sei l'onore del nostro popolo.
Tutta bella sei Maria.