venerdì 18 agosto 2017

Alle cinque della sera, a Barcellona





















Ricordo come oggi la prima volta che mi recai a Barcellona con la mia 500 insieme ad un amico. Era l’estate del 1981, l’anno prima dei Mondiali di calcio, che si sarebbero svolti proprio in Spagna.
Mi ricordo bene l’anno, perché molte persone, nel sentire che eravamo italiani, ci dicevano che avremmo vinto il “Mundial”. Tutti conoscevano la nostra squadra: Zoff, Gentile, Cabrini, Scirea, Tardelli, Rossi e via dicendo; e noi ci meravigliavamo un po’, perché il Brasile di Falcao ci sembrava superiore. Avevano ragione i catalani.
A parte questa fiducia nell’Italia calcistica, che non ci dispiacque, due cose ci colpirono della città: la prima, ovviamente, fu la “Sagrada Familia”, spettacolare e stupenda opera di Gaudì, con quelle svettanti guglie gotiche in cemento armato (!), che per noi, abituati agli stili “puri” dell’arte, costituì un autentico e benefico choc.
L’altra cosa che ci sorprese fu l’assetto urbanistico: quello spettacolare  viale a più corsie che si dirigeva verso il porto e che allora percorremmo in tutta la sua lunghezza con la 500, in totale libertà. Non c'era ancora una zona pedonale e il traffico non era quello di oggi.
Era la "Rambla". 
L'arteria pulsante di una città indimenticabile. 
Nel sentire e vedere cosa è successo sulla Rambla, ieri, alle cinque della sera, mi ha fatto inorridire.
Ho capito che nel mondo esistono persone che odiano la libertà.
Per questo amano la morte.

E per questo, invece di postare qualche foto dell'orrendo massacro islamista, preferisco mostrare la bellezza della civiltà catalana, con la Sagrada Familia di Antoni Gaudì.




mercoledì 16 agosto 2017

Er Presidente Boldrini 2 (pasquinata alla Belli)






















Un giorno la Boldrini presidente
ai popolani scrisse dar Palazzo:
“Io so’ io, e voi nun siete un cazzo,
io so’ ppura, so’ bbella e intelliggente.

E se quarcun de voi nun acconsente,
lo mando giù ‘n priggione e lo strapazzo;
chiamo er boja e je faccio fare er mazzo
finché de quer che pensa nun se pente”.

Poi spedì ‘n tutt’ Itaja quest’espresso,
che arrivò con er web ad ogni utente.
“Bbrava, bbrava”, je disse allor la ggente,
“però  s’apri la bocca, annamo ar cesso”.





martedì 15 agosto 2017

Er presidente Boldrini (pasquinata)


Pasquino e Marforio, due statue parlanti di Roma, hanno sentito le ultime esternazioni della Boldrini, presidente della Camera dei deputati: sarà citato per lesa maestà chiunque osi messaggiarla con epiteti irriferibili. 
Questo è il dialogo tra le due statue.




 
 



















Er presidente Boldrini



"Er presidente de Monteccitorio,
la Boldrini, alla fine s’è incazzato.
Nun vol essere più, caro Marforio,
da tutti l’itajani perculato.

Dice che vol citare ‘n tribunale
chi non la guarda, anvedi, co’ rrispetto;
nun vol essere più trattata male,
e chi lo fa, dovrà pagà er dispetto."

"Caro Pasquì, se questo presidente
sta a tutti l’itajani sui cojoni,
ce dev’essere quarche 'nconveniente,
er motivo, la causa, le raggioni.

E le raggioni ormai sono un bel mazzo
e n’abbiamo sentite crude e cotte.
Se ‘sta Boldrini sta a tutti sur cazzo,
se cavi da le palle e bbona notte."




sabato 12 agosto 2017

La solitudine dei numeri zero



Ai Campionati mondiali di atletica leggera di Londra attualmente in corso stiamo assistendo alla ormai solita disfatta italiana in ogni settore.
Velocità, fondo, mezzofondo, lanci (del peso, del disco, del martello, del giavellotto), salti (in alto, in lungo, triplo, con l’asta), ostacoli, siepi, insomma tutto quanto fa atletica leggera, sia al maschile che al femminile, vedono i nostri agli ultimi posti o quasi.
Manca poco ormai alla conclusione (domani 13 agosto), ma sappiamo già che non sarà un happy end: non solo nessuna medaglia, ma nemmeno un onorevole piazzamento, del tipo passaggio alle finali (tranne Marco Lingua nel martello).
Tutta la nostra “meglio gioventù” è stata implacabilmente fatta fuori nelle fasi eliminatorie.
Un pianto greco.
Per consolarci un po’ (ma forse la cosa rattrista di più) bisogna tornare ai ricordi del passato, a Berruti, Mennea, Dorio, Simeoni, Di Martino…
Non c’era specialità, nella "regina degli sport", in cui qualche italiano e italiana non primeggiasse.
Non si può nemmeno accettare la scusa che ora stanno dominando gli atleti di colore. Abbiamo visto in questi campionati cadere il mito di Usain Bolt, mentre molti atleti “caucasici”, cioè bianchi, si son presi le loro belle rivincite, in ogni categoria. Norvegesi, cechi, ungheresi, francesi, polacchi, tedeschi, inglesi, olandesi, turchi… con medaglia d’oro al collo, maschi e femmine. E del resto anche noi abbiamo atleti "colored".
Rimarrà storica la sconfitta di Usain Bolt, addirittura terzo nei 100 metri piani, con un tempo da lumaca (9,95), lui che detiene il record della velocità a piedi (9, 58), battuto dall’uomo più fischiato dal pubblico (Gatlin).
Ma Bolt ha fatto la storia dell’atletica e il suo nome, come il suo record, rimarrà negli annali per decenni.
Saranno invece cancellati dalla memoria, anche a breve termine, quelli dei nostri atleti, che dopo le pietose prestazioni, davanti ai microfoni hanno piagnucolato scuse penose.
Gatlin ha vinto a 35 anni, altri anche in età superiore.
I nostri baldi giovani, di cui per pudore tralascio i nomi, invece di piagnucolare, si diano da fare seriamente o cambino mestiere. Non si può mantenere una banda di numeri zero per farci commiserare in mondovisione.
Il colmo dell’ironia è che molti vincitori di medaglie in questi campionati mondiali si allenano normalmente in Italia, nei nostri centri sportivi (Rieti, Formia, etc.).
Che dire? Becchi e bastonati.
O per dirla in altro modo: cornuti e mazziati.


Nella foto: la sconfitta di Usain Bolt, terzo nei 100 metri piani, dopo Justin Gatlin e Christian Coleman.



sabato 5 agosto 2017

Happy birthday, Charlie Gard!





















Ho sempre saputo che è diritto naturale dei genitori allevare ed educare la prole, prima di qualsiasi altra istituzione.
Lo è perfino nel regno animale.
Ma nel Regno Unito, quello che noi chiamiamo brevemente Inghilterra, non è così.  Gli imparruccati giudici dell'alta corte hanno deciso tempo e luogo della soppressione del piccolo Charlie Gard, togliendo ai suoi genitori ogni potere decisionale.
Il piccolo Charlie ieri avrebbe compiuto un anno. Ma i novelli Erode made in England hanno decretato la sua morte qualche giorno prima. Niente candelina, niente happy birthday.
Ai genitori, che volevano curarlo e avevano trovato luogo e modo, non rimane che portare un lumino al loro angelo, vittima della barbarie umana.
Una volta si diceva che l'Inghilterra era "la madre della democrazia".
Oggi questa espressione suona ridicola. Democrazia, no di certo, quella che non rispetta i diritti naturali. Parlare poi di madre mi pare proprio umorismo inglese, di quello nero.
Né madre né padre. Basta l'alta corte.
Meno male che c'è un'Altra Corte, molto più Alta, alla quale medici e parrucconi di sua maestà dovranno render conto.
Anche per questo credo in Dio.
Nella liturgia cattolica per la morte di un bambino viene cantato il Gloria e non il Requiem.
Per questo, per il piccolo Charlie, nella gloria di Dio, il gloria più bello.

Happy Birthday, Charlie! Pray for us!






giovedì 3 agosto 2017

Una “amatriciana” ad Amatrice

Risultati immagini per Monte Gorzano



Non è il massimo fare una bella mangiata dove quasi un anno fa il terremoto ha distrutto ogni immagine del “paese più bello del mondo”, come si legge ancora nei cartelli d’ingresso ad Amatrice.
E in effetti doveva essere proprio bello il borgo di Amatrice, luogo incantevole ai piedi boscosi delle cime brulle dei Monti della Laga.

D’altra parte mi è sembrato opportuno fare qualcosa per queste persone che ripetutamente chiedono di non essere lasciate sole.

E così il 1° agosto mi sono fatto più di 600 km (andata-ritorno) per portare il mio contributo personale nel gustarmi una “amatriciana” doc, servita in una struttura-ristorante in legno e grandi vetrate, con davanti il magnifico scenario del Monte Gorzano e accanto ad un bel numero di persone di ogni luogo.

Mi ero portato dietro per l’occorrenza una maglietta di lana, pensando al fresco della montagna. Amatrice è a quasi mille metri di altitudine, ma il caldo che ho lasciato ad Arezzo mi ha seguito fin lassù; e quando sono uscito dal “ristorante”, per fare una passeggiata e rendermi conto della situazione de visu (ma non si vede niente perché il borgo è transennato e custodito dalla polizia), ho dovuto togliere anche la canottiera.

Una amatriciana ad Amatrice un anno fa sarebbe stato il top per il buongustaio. Ora è un modo apprezzato per fare qualcosa di buono, oltre che ricevere qualcosa di ancor più buono.

Mi ha commosso un ponticello col nome “Ponte della rinascita” e con una frase del sindaco Pirozzi. È un ponticello di pochi metri e di piccola ampiezza, giusto lo spazio per lo scambio di due automezzi. Attraversa un piccolo corso d’acqua, quasi asciutto in questa torrida estate.
Ho visto le piccole case in legno, e a parte i turisti, pochissime persone del luogo.
Forse sarà stato il caldo, forse l’imbarazzo o la dignità di persone ferite nel profondo.
E quando ho ripreso la strada del ritorno, che sale sopra il paese per unirsi poi alla Via Salaria, ho potuto notare in distanza alla mia destra il borgo “più bello del mondo” ridotto a un cumulo di macerie su cui si erge una torre smozzicata.

Ho accostato la macchina al bordo della strada e mi sono fermato per qualche istante. Nel vedere tanto sfacelo mi sembrava di violare l’intimità delle abitazioni.
Sono ripartito alla svelta, con grande tristezza e un po' di vergogna.
Dimenticavo. Il pranzo completo, con l’amatriciana, mi è costato 10 (dieci) euro, compreso il caffè.
Mi sono rifatto con le mance.



Nella foto: il Monte Gorzano, nei monti della Laga, il più alto del Lazio (2458 m). 

domenica 16 luglio 2017

La festa del Redentor a Venezia (con Vivaldi)




Nella grande festa del Redentor, che si celebra oggi a Venezia, mi piace riprendere in mano la penna, cioè la tastiera, e postare un festoso brano del più grande musicista della Serenissima Repubblica di S. Marco: Antonio Vivaldi, ovviamente.
Dedico questo magnifico e brevissimo salmo 116 "Laudate Dominum" (Coro a quattro voci miste, violini, viole e basso, RV 606) a tutti i cari amici e amiche del blog. 
In particolare però vorrei ricordare la cara Rossaura (Ross), veneziana e rossa di capelli, come Vivaldi; anche se lei ha una certa allergia per le feste religiose... Ma di certo salverà la musica del geniale "prete rosso" (1678-1741).



Laudate Dominum omnes gentes, laudate eum omnes populi.
Quoniam confirmata est super nos misericordia eius
et veritas Domini manet in aeternum.

Gloria Patri et Filio et Spiritui Sancto,
sicut erat in principio et nunc et semper
et in saecula saeculorum. Amen.

Genti tutte lodate il Signore, lodatelo popoli tutti.
Poiché ha confermato la sua misericordia su di noi
e la verità del Signore rimane in eterno.

Gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo
come era nel principio e ora e sempre,
nei secoli dei secoli. Amen.


Buona domenica a tutti, e buona festa del Redentor (mi raccomando, senza la e finale, se no i veneziani capiscono che non sei venessian...). 




martedì 13 giugno 2017

È arrivato il caldo! (con Antonio Vivaldi e S. Antonio)





L’estate è in arrivo, è tornato il caldo, e torno anch’io.

Mi piace il caldo.

L’ho scritto più volte, in prosa e in rima. Ma ancora non l’avevo detto in musica. Ora rimedio a questa mancanza postando un brano “caloroso”.

No, non sono andato a cercare l’hard rock, né una musica latino-americana.

Sono andato nel “classico”, perché è lì che si annida ogni genere musicale, compreso il rock.

Una musica calda, ma niente trombe, niente percussioni, niente voci svettanti o strumenti rumorosi.
Solo archi, che accompagnano due violoncelli.

Ma è possibile una musica "caliente" con la voce rauca e spesso un po’ nascosta del violoncello?
Giudicate voi.

Si tratta dell’Allegro finale del Concerto in Sol minore per due violoncelli (RV 521), del 1720, di Antonio Vivaldi. È lui il “maestro” degli archi.

Possiamo notare un tema sincopato (quasi uno swing), che passa dai violini ai violoncelli, oltre alla straordinaria verve dei due cellisti, che esaltano in modo perfetto la post-moderna partitura vivaldiana.

Ho scelto Vivaldi anche per un altro motivo. Oggi è la festa di S. Antonio da Padova.
Se si posta una musica, bisogna che l’autore sia l’Antonio più celebre.

Buon ascolto!




lunedì 29 maggio 2017

Trionfo Ferrari con Sebastian Vettel (e J. Sebastian Bach)





Trionfo Ferrari con una doppietta al GP di Montecarlo.

Era dal lontano 2001, cioè dall'inizio del secolo, che questo non accadeva, quando nel circuito cittadino più famoso del mondo vinse Schumacher, seguito da Barrichello.

Oggi (anzi ieri, ormai) la doppietta porta i nomi di Vettel e Raikkonen, dominatori della gara dall’inizio alla fine.

Veramente in pole c’era Raikkonen, ma dopo il pit stop Vettel lo ha superato di un soffio ed è andato poi a vincere alla grande.

Raikkonen c’è rimasto male, poveretto (si fa per dire); ma a noi interessa che le due rosse italiane abbiano finalmente buttato fuori dal podio le due bianche tedesche. Non se ne poteva più della… Merkel.

In compenso, visto che la vittoria è a due voci e il vincitore è tedesco (ma parla anche un po’ italiano), non ci rimane che postare una gran bella “Invenzione” a due voci di J. S. Bach. 
Sebastian come Sebastian Vettel.

L’ Invenzione è la n. 8, quella in F maggiore. F come Ferrari, ovviamente.
E il tempo è “Vivace”.

Più vivace di così…



martedì 18 aprile 2017

Venti di guerra, note di pace





Mentre in Corea soffiano venti di guerra e c'è chi si prepara a distruggere il mondo con mega-bombe, qualcun altro pensa ad un futuro più armonioso, imbracciando un violino-ino-ino e suonando la "Gavotta" in Sol minore di Giovanni Battista Lulli/J-B. Lully (Firenze 1632-Parigi 1687).

Vogliamo togliere il futuro a questa bambina coreana?

Ha tre anni, o poco più. Incredibile!

Che ne penserà Mozart o Paganini?