sabato 18 novembre 2017

A pensà mmale (pasquinata)

È un periodo in cui moltissime attrici o altre donne in carriera denunciano stupri subiti in età giovanile. Senz'altro sarà vero, ma forse è solo parte di una verità inconfessabile. 
E allora Pasquino aggiunge qualcosa di suo.















Anvedi te, ‘ste attrici ormai alla sera
vanno a cerca’ ne l’anni der passato
quarche avventura fatta per carriera
e confessano ar mondo: “M’han stuprato!”

Me viene da pensare, me cojoni,
che per trovare er posto o la poltrona,
qualch’ altra donna, scarsa nei neuroni,
fece carriera con un’altra zona.

A pensà mmale non va ben pe’ ggniente, 
ma quarche volta è verità assodata.
E ner vedere in alto certa ggente
te viene da pensà: quella l’ha data.




L'Italia pallonara nel pallone















E così la Nazionale
l’hanno esclusa dal Mondiale.
Fu la Svezia; disse seria:
“Niente Putin, né Siberia!”

Nel lontano ‘58
ero solo un ragazzotto;
anche allor, niente finale;
e io piansi da star male.

Ora sono più anzianotto
e non piangerò a dirotto
per chi gioca da coglione
e non sa cos’è un pallone.

Qui finisce l’agonia
di Buffon e compagnia.
Qui finisce l’avventura
del signor G. P. Ventura.


lunedì 23 ottobre 2017

Mi ritorna in mente che...


















D’ottobre il ventitré
successe qualcheccosa
ma non so dire che;
voglio scoprire  cosa.

Fu la rivoluzione
marxista-leninista?
O fu l’insurrezione
di Nagy ex-comunista?

O forse la battaglia
d’ El Alamein chiamata,
là dove la mitraglia
falciò l’itala armata?

Se non ricordo male,
mi pare proprio che
in questo dì autunnale
sia nato o rei Pelé.

Giusto gli anniversari!
In mente or mi è tornato
che in questo dì, miei cari,
io pure sono nato.

Ma come! Non sapevi
(qualcuno mi dirà)
che oggi tu facevi
il termine d’età?!

Da questo, amico o amica,
penso che ti riesca
capir senza fatica:
l’età non è più fresca.

Ma sono soddisfatto
di avere un anno in più.
Chi sa se il prossimo anno
festeggerò quaggiù.

Amicus or vi invita
ad innalzare il cuore.
Un brindisi alla vita,
saluti e buon umore!





domenica 15 ottobre 2017

Per qualche voto in più: lo "jus soli" del PD





Il PD, per qualche voto in più, è pronto a regalare il nostro suolo a gente straniera che non rispetta le nostre leggi, che tratta le donne come esseri inferiori, che spesso non manda i figli (futuri italiani?) a scuola, e che non vuole nemmeno imparare la nostra lingua, né tanto meno adattarsi al nostro modo di vivere.

Un suolo che i nostri padri hanno difeso con lacrime e sangue, che hanno reso abitabile con incredibili sacrifici, che ha dato vita a una cultura e a una civiltà odiata da questi ipotetici futuri "italiani".

In compenso il governo sfratta un' ultra-novantenne italiana dal suo suolo, non sa risistemare il suolo devastato dal terremoto in Centro Italia, e lascia in abbandono migliaia e  migliaia di famiglie italiane che avrebbero bisogno di un suolo  dove poter alloggiare.

Sono certo che il PD, continuando con questo mantra dello jus soli regalato a chiunque arrivi in Italia, avrà delle brutte sorprese.

Quello che pensa la vil plebe italiana (oltre il 60% è contraria), per questo governo non conta nulla; ma quando si andrà a votare, il PD troverà nelle urne qualche voto in meno...





venerdì 22 settembre 2017

La Boldrini ha abolito il Lei (come il Duce)



















Alcune categorie di donne in parlamento non vogliono cambiare la dizione maschile della loro professione, come invece impone in questi giorni un provvedimento grammaticale "femminista" della Boldrini. 

Le interessate fanno notare che, ad esempio, la qualifica di "segretaria" non ha lo stesso valore semantico (almeno in parlamento) di "segretario". La prima dà l'idea di una donna tuttofare, alle dipendenze di qualcuno. Il segretario è tutt'altra cosa.

Inconcepibile la dizione "addetta stampa": una qualifica francamente inqualificabile; addetta sembra l'aggettivo del nome stampa. 

Andando oltre a questa "guerra intestina"  tra donne in parlamento, pongo alla Boldrini il seguente quesito grammaticale: quando Lei si rivolge ad un parlamentare uomo, o a qualcuno di sesso maschile in modo formale, gli dà del Lei? Penso di sì.

Ma allora trasforma un uomo in una donna, gli cambia sesso. Il lei (se Lei non lo sa) è un pronome personale femminile.

Per essere coerente, maestra Boldrini, dovrai abolire il Lei. In pratica dovrai fare come fece il Duce nel ventennio: "Mussolini ha abolito il Lei".

Insomma, dovrai fare una legge fascista. 

E Lei, come ducetta, mi sembra proprio la persona giusta.

Tornare al bel  Tu romano. Ma non Le suona un po' fascio? 






mercoledì 20 settembre 2017

Il “settembre nero” delle donne





La cronaca di questi giorni è piena di fatti criminosi nei confronti delle donne. Uccisioni, stupri, violenze di ogni genere. Rimini, Milano, Firenze, Roma, Lecce, Casale Monferrato, Napoli, Catania sono alcuni luoghi di questo “settembre nero” per le donne; tra di esse, perfino un’anziana di 80 anni.

Voglio esprimere la mia solidarietà affettuosa verso le vittime, e tutto il mio sdegno per questa barbarie dilagante.

Desidero esprimere questi sentimenti anche con una delicata canzone di Lucio Battisti, piena di affetto verso il mondo femminile, anche nei suoi risvolti più “marginali”: una donna in solitudine (forse una suora), una prostituta, una ragazza madre.

“Anche per te”, del 1971, una canzone che non ha perso nulla del suo fascino e ha molto da dire alla nostra coscienza.




Anche per te  (Mogol-Battisti)

Per te che è ancora notte e già prepari il tuo caffé
Che ti vesti senza più guardar lo specchio dietro te
Che poi entri in chiesa e preghi piano
E intanto pensi al mondo ormai per te così lontano

Per te che di mattina torni a casa tua perché
Per strada più nessuno ha freddo e cerca più di te
Per te che metti i soldi accanto a lui che dorme
E aggiungi ancora un po' d'amore a chi non sa che farne

Anche per te vorrei morire, ed io morir non so
Anche per te darei qualcosa che non ho
E così, e così, e così
Io resto qui
A darle i miei pensieri
A darle quel che ieri
Avrei affidato al vento cercando di raggiungere chi
Al vento avrebbe detto sì

Per te che di mattina svegli il tuo bambino e poi
Lo vesti e lo accompagni a scuola e al tuo lavoro vai
Per te che un errore ti è costato tanto
Che tremi nel guardare un uomo e vivi di rimpianto

Anche per te vorrei morire, ed io morir non so
Anche per te darei qualcosa che non ho
E così, e così, e così
Io resto qui
A darle i miei pensieri
A darle quel che ieri
Avrei affidato al vento cercando di raggiungere chi
Al vento avrebbe detto sì.

martedì 12 settembre 2017

Il Papa che mi piace























In questi giorni c’è stato il tanto atteso chiarimento di Papa Francesco sull’accoglienza dei migranti in Italia.

Parlando con il premier Gentiloni il Papa ha detto:
“Il problema è sempre avere un cuore aperto. È un comandamento di Dio. Anche se non basta soltanto aprire il cuore, chi governa deve gestire questo problema con la verità del governante che è la prudenza. Che significa domandarsi, primo: quanti posti ho? Secondo, occorre ricordare che non bisogna solo riceverli ma anche integrarli”. Il Papa inoltre ha sottolineato che bisogna aiutare l’Africa nel suo sviluppo. Per dirla più alla buona: “aiutarli a casa loro”.

La prudenza. I posti disponibili. Un’accoglienza decente. Queste sono parole di vera carità cristiana, e di saggio governo. Non un’accoglienza indiscriminata e senza regole, quella che piace alle Ong e alla Boldrini.
È un chiarimento che io, come la stragrande maggioranza degli italiani, cattolici e non, si aspettava. In fondo ha “benedetto” il ministro Minniti. Speriamo che questi non si lasci traviare dai cattivi “compagni”…

Il viaggio apostolico in Colombia, concluso domenica scorsa, è stato poi un grande “successo”. Non di carattere mondano, ovviamente (tra l’altro Papa Francesco ha rimediato una bella botta in faccia nella brusca frenata della papamobile). Un successo pastorale (oltre un milione di persone alla S. Messa a Bogotà); un contributo determinante nella pacificazione degli animi, divisi da decenni di guerra civile; una condanna senza appello dei narcotrafficanti, "seminatori di morte"; e un appello pressante alla salvaguardia del creato. Ha chiamato "stupido" chi non si rende conto dei cambiamenti climatici per colpa dell’uomo.

Quando vuol farsi capire, questo Papa usa un linguaggio papale papale...



sabato 9 settembre 2017

L’eterna giovinezza di Lucio Battisti




Marzo e settembre musicalmente per me sono i mesi di Lucio Battisti. 

Sono i mesi in cui è nato (5 marzo 1943) e morto (9 settembre 1998), e sono i mesi di due delle sue più belle canzoni: “I giardini di marzo” e “29 settembre”.
Non posso lasciar passare questo 9 settembre senza postare una canzone di Battisti, a 19 anni dalla sua scomparsa. Aveva solo 55 anni.

Il più grande “cantautore” italiano (insieme a Fabrizio De André) e uno dei massimi artisti di musica leggera del XX secolo nel mondo intero (per favore, non fatemi paragoni con le supervalutate e spocchiose rockstars inglesi e americane, e di qualunque altro luogo; di musica me ne intendo), non teme confronti con nessuno. 
Non basta la lingua inglese e un po' di scenografia per fare un capolavoro.  Ci vuole un genio musicale; poi è sufficiente un filo di voce e una chitarra acustica. Come Lucio Battisti.

Oggi voglio ascoltare “Io vivrò (senza te)”. Scelgo questa canzone perché, al ricordo struggente di lui, anch’io “piangerò, sì, io piangerò…”.  

Ciao, eterno giovane Lucio! 


sabato 2 settembre 2017

Finis Americae
















In questi giorni gli Stati Uniti sono stati colpiti dall’uragano  Harvey, che ha messo in ginocchio il Texas e ha flagellato la Louisiana.
Relativamente contenute, per fortuna, le perdite di vite umane, una cinquantina di morti; ma  un milione sono stati gli sfollati, con città allagate, impianti petroliferi e industriali devastati, sversamenti di sostanze tossiche di ogni tipo nelle acque, e un danno economico enorme, stimato intorno a 160 miliardi di dollari.
Insieme a questa catastrofe naturale, si deve aggiungere la difficile situazione politica estera, sia nei riguardi della Russia (testimoniata dalla chiusura del Consolato russo a San Francisco), sia soprattutto nei confronti della Corea del Nord, dove il folle dittatore Kim Jong minaccia una guerra nucleare contro gli Usa.

Insieme a queste drammatiche notizie ce n’è un’altra che può sembrare di minor peso, ma che a mio parere testimonia il declino dello “spirito americano”: l’abbattimento in molti luoghi delle statue di Cristoforo Colombo, e a Los Angeles la cancellazione del Columbus Day, sostituito da una “festa dei nativi americani”.
Cosa c’entri Cristoforo Colombo con il genocidio degli “indiani” lo sanno solo quelli che confondono la storia con l’astrologia. A parte l’enorme importanza della scoperta del “Nuovo Mondo”, che ha cambiato il volto della storia umana, Cristoforo Colombo non sbarcò neppure in territorio statunitense, ma a S. Salvador, una delle isole che oggi sono denominate Bahamas; fu accolto con rispetto dai nativi e tenne un atteggiamento di grande rispetto verso di loro.
Non si possono certo attribuire a Colombo le colpe di altra gente venuta dopo di lui. Né si può dimenticare che la prima carta dei diritti dell’uomo in epoca moderna è stata quella di Thomas Jefferson, proclamata nel giorno dell’indipendenza degli Stati Uniti, il 4 luglio 1776.
La nostra stessa liberazione dal fascismo e dal nazismo è in gran parte opera americana.
Di errori l’America ne ha fatti molti; ma non saper riconoscere che il suo spirito di indipendenza e di libertà è stato un faro di orientamento per tutti i popoli, mi pare un comportamento da masochisti; un “cupio dissolvi”, un desiderio di autodistruzione peggiore dell'uragano Harvey e delle minacce nucleari del tirannello nordcoreano.
Cristoforo Colombo è l’uomo che ha dato tutto sé stesso per un’impresa considerata “impossibile”: valicare l’oceano. È l’emblema dell’uomo stesso, che non si sazia di conoscere e di scoprire. 
Cancellare la sua festa, tagliargli la testa in effigie è come condannare di nuovo Galileo, e tagliare la testa a Lavoisier; condannandolo alla ghigliottina il giudice Coffinhal affermò: “La rivoluzione non ha bisogno di scienziati”.
Se gli Stati Uniti non sanno più leggere neppure la propria storia, allora è la loro fine: “finis Americae”.

Che tristezza!




giovedì 31 agosto 2017

Questa lunga estate





Lascio stare per un momento le brutte notizie che da ogni parte ci feriscono, e mi ristoro al suono di una bella canzone del 1969: “Concerto”, la più famosa degli “Alunni del Sole”.

Ho avuto la sorte di passare la mia gioventù in quei mitici anni 60, quando un mondo nuovo, pieno di speranza, sembrava aprirsi davanti a noi.
Oggi davanti ai nostri occhi abbiamo la faccia della Boldrini…

La canzone degli Alunni del Sole è una evidente cover di Epitaph del gruppo britannico “King Crimson”, del medesimo anno (https://youtu.be/bfgD3LJ6Xb8).

Si tratta di una cover più semplice dell’originale, ma per alcuni aspetti più intensa.
Assai diverso il testo: Concerto è un canto di amore alla fine di una lunga estate. 
Epitaph (già il titolo lo fa immaginare) è invece un’amara riflessione sulla vita umana.

Buon ascolto!




domenica 27 agosto 2017

Una "parolin" di troppo




Mi hanno stupito ieri le parole del Card. Pietro Parolin, Segretario di Stato del Vaticano, al Meeting di Rimini di Cl, riguardo allo sgombero degli occupanti abusivi a Roma: “La violenza non è accettabile da nessuna parte”. Il porporato si riferiva anche (e forse soprattutto) al comportamento delle forze dell’ordine che hanno sgomberato gli abusivi.
Considero il Card. Parolin una delle poche persone che di questi tempi in Vaticano sta dimostrando buon senso ed equilibrio nell’affrontare anche le questioni più spinose, come il problema dell’accoglienza.
Ma equilibrio non è sinonimo di equilibrismo. L’equidistanza tra occupanti abusivi violenti, che lanciano sanpietrini e perfino bombole di gas dalle finestre, e forze dell’ordine che hanno risposto con getti d’acqua dagli idranti (tra l’altro in una giornata torrida…), mi pare proprio un equilibrismo fuori luogo.
La parola “violenza” può descrivere in questo caso solo il comportamento delinquenziale di coloro che detenevano abusivamente un intero palazzo in Piazza Indipendenza e che hanno attentato gravemente alla vita delle forze dell’ordine.
Ma la stessa parola non può essere usata per definire il comportamento di chi deve far rispettare la legge e risponde alle micidiali cariche degli abusivi, con getti d’acqua.
Tutti si lamentano che in Italia (e in Europa) la violenza la fa da padrona e che le forze dell’ordine ci devono difendere… Appunto, le “forze dell’ordine”.
Ma l'ordine sociale esige talvolta la “forza”. Che non è gratuita violenza (almeno quella di tre giorni fa a Roma non lo è stata), ma semplicemente legittima difesa dell’ordine pubblico, senza il quale una società va a farsi benedire, per rimanere in tema religioso... 
Forse il Card. Parolin si è lasciato ingannare da alcuni spezzoni di video e soprattutto da una frase riportata da alcuni “giornaloni”, la cui faziosità è pari alla loro capacità manipolatoria delle notizie. Il poliziotto che andava ad affrontare i rivoltosi non ha detto solo “spezzategli le braccia”, ma:  “Questi ci stendono! Noi siamo solo in dieci e hanno bombole di gas e sampietrini. Ragazzi lo dobbiamo fare, ce lo hanno ordinato e non possiamo tirarci indietro. Quando saremo lì in mezzo, saremo soli, noi dieci contro loro cento. Il primo obiettivo è portare a casa la nostra pelle e quella del nostro fratello nel casco accanto. Allora se iniziano a lanciare di tutto spezzategli le braccia, ma portate la pelle a casa...».
Vorrei sapere cosa farebbe la gendarmeria vaticana, con a capo il mio concittadino Dott. Domenico Giani, se attentassero (Dio ce ne guardi!) al Card. Parolin. E vorrei sapere se le guardie del corpo della Boldrini hanno pistole ad acqua…

Signor Cardinale segretario di stato Parolin, non mi diventi anche lei un Boldrin.